Sicurezza. Capozzi (M5S): Proroghe controlli confinari, 20 mln spesi senza risultati

“Nessuno contesta la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini e di contrastare l’immigrazione irregolare. Quello che invece contestiamo è l’assenza di una valutazione seria sull’efficacia di una misura che avrebbe dovuto essere temporanea ma che, invece, viene ormai prorogata da quasi tre anni”.

Lo rimarca la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), impegnata anche quest’oggi nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste nella seconda di tre giornate consecutive dedicate ai lavori dell’Aula.

“In Friuli Venezia Giulia – aggiunge l’esponente pentastellata, facendo riferimento alla risposta ottenuta a un’interrogazione a risposta orale da lei stessa rivolta alla Giunta regionale – eravamo partiti con un provvedimento che, per nulla limitato nel tempo come assicurato all’epoca del suo avvio, in seguito è stato prolungato più volte e che, attualmente, viene previsto in vigore almeno sino al dicembre 2026”.

“Il costo della sospensione della libera circolazione e della reintroduzione dei controlli ai confini con la Slovenia ammonta, attualmente, a circa 20 milioni di euro (anche secondo un’indagine giornalistica condotta da un quotidiano locale) e, sebbene i costi di tale operazione siano interamente a carico dello Stato italiano, i disagi maggiori – precisa Capozzi – ricadono sui lavoratori e sulle imprese della nostra fascia confinaria. Per impedire l’ingresso irregolare di soggetti extracomunitari nell’Unione Europea, inoltre, i controlli ai confini dovrebbero essere implementati con la collaborazione degli Stati non Ue”.

“Al tempo stesso, il numero dei passeur arrestati dalle Forze dell’Ordine – sottolinea la rappresentante del M5S – sarebbe in linea con i trend precedenti alla serrata dei confini, secondo cifre che non hanno mai ricevuto alcuna smentita, mentre anche il sindacato di Polizia considera l’attività in essere un autentico colabrodo, essendo concentrata sul presidio degli ingressi principali e non su quelli secondari. Ma anche rileggendo lo studio del 2016 dell’Unione europea dal titolo ‘The Economic Impact of Suspending Schengen’, già allora si evinceva come la scelta di ripristinare i controlli ai confini avrebbe causato gravi danni – calcolati tra 5 e 18 miliardi di euro a seconda dei Paesi coinvolti – per le imprese, i cittadini e i lavoratori europei a causa di fattori come i maggiori costi, una minore fluidità negli scambi transfrontalieri, le perdite di tempo tra rallentamenti e disagi, nonché gli ovvi condizionamenti al bacino turistico”.

“Nonostante tutte queste evidenze, in Friuli Venezia Giulia si continua però a ribadire che i controlli sono necessari. La nostra impressione – conclude Capozzi – è che su questo tema si preferisca invece alimentare una narrazione utile dal punto di vista politico, piuttosto che affrontare la questione con pragmatismo e trasparenza. La sicurezza non si misura dal numero delle proroghe o dalla presenza di una barriera simbolica al confine, ma dai risultati concreti ottenuti”.

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