“La sicurezza non si costruisce alimentando contrapposizioni o semplificazioni, ma investendo al contrario in politiche integrate che tengano insieme legalità, inclusione, diritti e responsabilità. Questa mozione non è in grado di offrire una risposta equilibrata, efficace e costituzionalmente solida alle sfide che abbiamo di fronte”.
La consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), impegnata quest’oggi nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste nella seduta dell’Assemblea legislativa, si è espressa in maniera categorica riguardo l’istanza presentata sul tema del potenziamento degli organici per la sicurezza.
“Sono intervenuta per esprimere la mia contrarietà alla mozione presentata dai colleghi Novelli e Di Bert. Una contrarietà – aggiunge l’esponente pentastellata in una nota stampa – che nasce non certamente da una sottovalutazione dei temi della sicurezza o della legalità ma legata, invece, a una profonda distanza rispetto all’impostazione culturale, politica e metodologica che la mozione stessa propone”.
“In primo luogo, questa iniziativa costruisce un’associazione costante tra immigrazione e criminalità – precisa Capozzi – che, però, non è supportata da dati oggettivi, analisi statistiche o riferimenti verificabili. Si tratta di un’impostazione che rischia di semplificare in modo fuorviante un fenomeno complesso e, al tempo stesso, di alimentare stereotipi che non aiutano né la sicurezza, né tantomeno la coesione sociale. Al contrario, questo tipo di narrazione può generare tensioni sociali, rafforzando paure e pregiudizi, indebolendo quei percorsi di integrazione che sono, invece, parte essenziale di una società più sicura e più giusta”.
“Colpisce, inoltre, l’uso di espressioni come ‘immigrati refrattari a qualunque percorso di integrazione’: una formulazione – evidenzia ancora l’intervento – che non è neutra, né descrittiva, ma fortemente valutativa. Un linguaggio di questo tipo appartiene più alla dimensione della propaganda politica che a quella dell’analisi seria dei problemi e rischia di etichettare intere persone o comunità sulla base di giudizi generici, senza distinguere situazioni, responsabilità individuali e contesti sociali”.
“Un ulteriore elemento critico – sottolinea la rappresentante delM5S – riguarda l’impostazione complessiva della mozione, che si concentra esclusivamente su misure coercitive e di controllo. Non vi è alcun riferimento a politiche di integrazione sociale e lavorativa – in particolare, rivolte ai minori e alle seconde generazioni – né a strumenti di prevenzione educativa, mediazione culturale o inclusione territoriale. È una visione parziale, che affronta il tema della sicurezza solo sul piano repressivo, ignorando completamente il ruolo fondamentale che le politiche sociali, educative e culturali hanno nella prevenzione dei conflitti e dei fenomeni di marginalità”.
“Destano, inoltre, una forte perplessità anche le proposte di stipulare accordi con aziende di vigilanza privata. Questa ipotesi apre questioni rilevanti di competenza e legittimità istituzionale, poiché la sicurezza pubblica – conclude Capozzi – è prerogativa dello Stato, e non può essere delegata o surrogata da soggetti privati senza rischi evidenti. Infine, emerge il pericolo concreto di una progressiva privatizzazione della sicurezza, che potrebbe generare disparità territoriali, trattamenti differenziati tra cittadini e potenziali conflitti normativi, oltre a una confusione di ruoli e responsabilità”.
