
Contratti ridotti a 11 mesi su 12, meno personale, carichi di lavoro più pesanti.
«Non si può risparmiare sui bambini: la scuola pubblica è un investimento, non una spesa.»
«Oggi sono scesa in piazza insieme al personale educativo dei nidi, delle scuole dell’infanzia e dei ricreatori comunali, perché non si può risparmiare sul futuro dei bambini.» «Le educatrici e gli educatori che ho incontrato oggi raccontano un disagio profondo: l’esternalizzazione non riguarda solo chi deve ancora essere assunto, ma incide anche sulle condizioni di chi lavora da anni. Meno personale, carichi di lavoro più pesanti, il nuovo bando riduce a undici mesi il lavoro annuale: non solo sparisce la tredicesima, si perde un mese di stipendio.
Il regalo di Natale della Giunta? Il corso obbligatorio di “salto del pasto” e un master in “tiro della cinghia”.
Trieste è sempre stata un punto di riferimento nazionale per la qualità dei suoi servizi educativi pubblici, un modello costruito in decenni di competenze, coordinamento pedagogico e professionalità. Oggi questo modello rischia di essere smantellato da scelte politiche miopi e ottuse: esternalizzazioni, precarizzazione del personale, sostituzione degli educatori qualificati con figure generiche e cooperative che offrono servizi al ribasso.
La Giunta giustifica il mancato potenziamento del personale con i vincoli di bilancio, ma «il tetto di spesa non decide come usare le risorse: lo decide la politica. Se davvero il tetto di spesa è il problema, perché si è scelto di assumere nuove figure, come gli insegnanti di religione nelle scuole materne, invece di consolidare quelle indispensabili? È una questione di priorità: quando mancano educatori e continuità didattica, la scelta di introdurre figure non obbligatorie, è semplicemente sbagliata. Non si può trovare denaro per nuovi insegnamenti e poi dire che mancano fondi per chi garantisce ogni giorno la qualità dei servizi.»
«Non si tratta solo di diritti dei lavoratori, ma di qualità educativa, sicurezza e prevenzione sociale. Attraverso i propri servizi educativi, il Comune arriva alle famiglie, anche a quelle più fragili o isolate, e costruisce legami fondamentali di integrazione. Smantellare questo sistema significa indebolire l’intero tessuto cittadino. Non c’è futuro per una città che taglia sull’educazione. Servono scelte di visione: stabilizzare il personale, garantire coordinamento pedagogico pubblico, assicurare rapporti numerici adeguati tra educatori e bambini. Difendere i servizi educativi comunali significa difendere la coesione, la sicurezza e il benessere della comunità.»
