Bisogna essere pragmatici. Bene partire dalla modifica dello statuto. E per la Provincia di Pordenone serve un commissario come previsto dalla legge

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«Ero convinta che – salvo piccoli distinguo – tutte le forze politiche fossero d’accordo sul “superamento” delle provincie, ma dall’andamento della discussione odierna in Aula vengo colta da un lieve senso di smarrimento. Tutto il centro destra sembra aver cambiato idea». La capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale Elena Bianchi interviene nel dibattito sulle province che continua a far discutere.

«Vista la piega che questo argomento ha preso anche a livello nazionale dove la questione viene affrontata, con grande accanimento, a colpi di decreti legislativi anziché con lo strumento proprio di una modifica costituzionale, sarei dovuta essere meno ingenua – confessa Bianchi -. Avrei dovuto capire fin da subito che, non solo quello che si fa è diverso da quello che si dice, ma i “ragionamenti” sono diversi a seconda degli obiettivi che si vogliono raggiungere, a seconda di quello che serve».

«Il vero oggetto della riforma non è stato, infatti, ancora minimamente affrontato, a parte la presentazione da parte dell’assessore delle linee guida che però sono troppo generali, e non sappiamo neanche con quale grado di condivisione verrà affrontata questa riforma. Ad ogni modo, come ci piace sempre sottolineare, noi del MoVimento 5 Stelle preferiamo affrontare le questioni in modo pragmatico – rivela la portavoce M5S -. Da qualche parte dobbiamo quindi cominciare e la modifica dello statuto ci sembra un buon punto partenza».

«Ora ci rimane da superare il piccolo scoglio della scadenza della legislatura della Provincia di Pordenone che, come emerso dalla discussione interna al MoVimento, è bene superare nel modo più semplice, economico, transitorio possibile. In questo senso, quanto proposto dalla giunta e successivamente modificato per garantire rappresentanza politica e territoriale, ci sembra veramente troppo complesso e dettagliato per essere un provvedimento che “si spera non debba mai essere applicato”».

«A dimostrazione della nostra volontà di partecipare e portare contributi utili a tenere semplice la politica e la legiferazione – conclude Bianchi -, noi proponiamo che la questione venga risolta a termine di legge nazionale corrente che prevede di procedere al commissariamento degli enti che vanno a scadenza naturale entro giugno 2014 (art.12 comma 4 d.l.93/2013 convertito in legge 119/2013)».

3 Commenti

  1. Parlate di democrazia ma vi siete resi conto che togliere le provincie senza consultare i cittadini non è democrazia.
    State togliendo l’identità alla gente che già non si riconosce nello stato centrale, togliendo le provincie non si riconosceranno più su nessuno neanche nei comuni visto che con la proposta panontin non saranno più democratiche neanche le consultazioni popolari in merito all’unione dei comuni.
    State distruggendo tutto a spese dei cittadini.
    Vendendo il tutto come necessario.
    A che scopo?

    Vi ricordo che le provincie e i vari comuni sono stati chiesti e voluti dai cittadini non da voi politici.

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