Siamo in lutto.

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Ieri è morta la democrazia in Parlamento, ma è solo l’ultima goccia che fa traboccare un vaso già troppo pieno.
Sta morendo l’Italia, stanno morendo gli italiani, stanno morendo le imprese italiane.
Non possiamo stare qui a parlare di superamento delle province facendo finta che non ci siano cose più urgenti da discutere e ignorando quello che sta accadendo a livello nazionale.
Non faremo gesti eclatanti o interventi teatrali, ma dobbiamo esprimere il nostro stato emotivo, che non può che essere questo.

4 Commenti

  1. Non so cosa dire, sono almeno tre o quattro le volte che tento di esprimere quello che sento.
    Non ci riesco, la rabbia è troppa.
    Oggi ricordo, reverente, rispettoso.
    Il mio pensiero và in primis ai padri costituenti, a quanti hanno dato la loro vita per
    arrivare alla promulgazione della costituzione della repubblica,
    a quanti si adoperano per mantenerla in vita.
    Oggi, le parole di Antonio Gramsci provano in mè un’ emozione ancor più forte!

    *****

    Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive
    veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è
    parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
    L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella
    storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare;
    è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia
    bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti,
    avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le
    leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo
    un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non
    sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa
    ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere
    tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale,
    un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non
    ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
    Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi
    si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere
    la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
    Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da
    eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la
    vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di
    ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la
    mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
    Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività
    della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non
    pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma
    è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a
    guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò
    odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
    11 febbraio 1917
    Antonio Gramsci

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