MINI CIE A GRADISCA: LA GIUNTA SERRACCHIANI SI E’ RIMANGIATA UN’ALTRA VOLTA LA PAROLA DATA AI CITTADINI

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«Chiamateli come volete “Cie”, “Mini Cie”, “Centri permanenti per i rimpatri”, ma siate intellettualmente onesti nei confronti dei cittadini di Gradisca e del loro sindaco Linda Tomasinsig. Il primo febbraio 2017 il Consiglio regionale, ha approvato due mozioni molto importanti – ricorda la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle Ilaria Dal Zovo -. Una del MoVimento 5 Stelle che esprimeva una totale contrarietà all’apertura di nuovi Centri di identificazione ed espulsione sul territorio regionale o alla riapertura/riconversione delle strutture già esistenti. L’altra, presentata invece dalla maggioranza di centrosinistra, impegnava la giunta regionale – tra le altre cose – a intervenire, per evitare la riapertura del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca. Entrambe le mozioni sono state accolte e votate, oltre che dalla maggioranza dell’Aula, anche dai membri della giunta regionale, compresa la presidente Serracchiani. Come se tutto questo non fosse accaduto, a distanza di pochissimi giorni dall’approvazione delle due mozioni, sui quotidiani locali è apparsa la notizia che a Gradisca verrà imposto di ospitare il “Mini Cie” e, per non farsi mancare nulla, anche il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara)».

«Già due anni fa – sottolinea Dal Zovo – era stata accolta in Consiglio regionale una mozione con la quale la giunta Serracchiani si era impegnata a ribadire con fermezza la contrarietà a una eventuale riapertura dei centri di identificazione ed espulsione, e a garantire il costante coinvolgimento degli enti locali e delle realtà associative con l’obiettivo di organizzare in sinergia un’accoglienza diffusa e inclusiva. Due anni di promesse non mantenute: da una parte la maggioranza ha sostenuto le mozioni, dall’altra ha lavorato per sostenere l’attuazione del piano del governo Gentiloni che persegue obiettivi diametralmente opposti».

«Nei giorni scorsi – interviene il consigliere comunale del M5S di Gradisca Michele Freschi – abbiamo discusso con il sindaco Linda Tomasinsig di queste problematiche, disillusi forse sul ritorno del Cara a dimensioni accettabili ma convinti che il Cie non fosse più un nostro problema ma un lontano quanto doloroso ricordo». Solo pochi giorni fa, in un incontro svoltosi a Udine, il sindaco aveva, infatti, ottenuto rassicurazioni dalla stessa presidente Serracchiani. «In quell’occasione si è parlato della storia di Gradisca, della necessità di valorizzare la città e di superare finalmente il solito binomio penalizzante Cie/Gradisca. Ora questa “tegola” inaspettata. La storia recente ci insegna che i Cie sono causa di scontri che coinvolgono la cittadinanza: ricordiamo quando i fumogeni utilizzati per sedare le rivolte interne al Cie spandevano un odore acre sui locali pubblici e sulle abitazioni private. Rinnovo pertanto l’appoggio alla proposta del collega Verdimonti: il sindaco Tomasinsig deve convocare un Consiglio comunale di fronte al Cara».

«Rimaniamo sconcertati, prima che per il ruolo che ricopriamo all’interno delle istituzioni, come cittadini per la pochissima considerazione che questo esecutivo dimostra nei confronti di chi risiede in questo comune, delle associazioni che da sempre lottano strenuamente per la difesa dei diritti umanitari e, non da ultimo, dello stesso sindaco. Anche per quanto riguarda l’alleggerimento del Cara, ricordiamo all’assessore che nel 2015, il Consiglio regionale aveva votato una mozione che impegnava la giunta regionale a farsi parte attiva affinché la struttura del Cie, ormai chiusa, non venisse utilizzata come Cara. Se oggi c’è la volontà di alleggerire la struttura non è di certo un vanto. I numeri che abbiamo visto fino ad oggi – spiega Freschi – sono frutto di un atto di imperio da parte dell’allora prefetto che in una notte trasferì nella struttura del Cie, in via temporanea, un numero di richiedenti asilo. Da allora i numeri sono sempre aumentati e mai ci sono stati degli spostamenti».

«La presidente e il suo assessore – concludono i due portavoce del M5S – rispettino l’Aula del Consiglio regionale, compreso quanto votato dalla loro maggioranza, e i cittadini di questa regione».

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