Emergenza Isonzo

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«Il fiume Isonzo, in particolare l’area della foce, versa in una situazione molto grave. Da anni siamo di fronte a un disordine idraulico e fognario che riguarda buona parte del bacino del fiume, contribuendo all’inquinamento del litorale del Monfalconese come più volte evidenziato dalla cittadinanza e dal monitoraggio dei biologi di “Goletta Verde” di Legambiente che pochi mesi fa ha esaminato le acque della foce». La denuncia è contenuta in una interrogazione depositata alla Camera dal deputato del MoVimento 5 Stelle Aris Prodani.

«La parte italiana del fiume costituisce anche un’attrattiva turistica – ricorda Prodani – ma nell’ottica del potenziamento dell’offerta ricettiva ecocompatibile il suo degrado ambientale, oltre a minare la biodiversità e la peculiare area paesaggistica, ne frena ampiamente lo sviluppo».

La competenza ad adottare interventi di risanamento delle acque, per la fruizione e la gestione del patrimonio idrico e la tutela degli aspetti ambientali è dell’Autorità di Bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta e Bacchiglione, istituita ai sensi dell’articolo 12 della legge n.183/1989 sulle “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”. L’Autorità è un organismo misto, costituito da rappresentati dello Stato e delle Regioni, che opera sui bacini idrografici considerandoli come sistemi unitari, adottando quindi misure indipendentemente dalle suddivisioni amministrative territoriali.

«A seguito dell’entrata in vigore del Codice ambientale (dlgs n. 152/2006), che ha riordinato la normativa del settore – aggiunge il deputato M5S -, le Regioni parte dell’Autorità di Bacino devono trasmettere al Ministero dell’Ambiente copia dei Piani di tutela. Inoltre, entro tre anni dalla loro pubblicazione o dal loro aggiornamento, hanno l’obbligo di inviare sempre al Ministero una relazione sui progressi realizzati nell’attuazione delle misure di base o supplementari. Bene – attacca Prodani – a questo punto vogliamo sapere dal ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando se siano state trasmesse queste relazioni sui progressi realizzati nell’attuazione delle misure a salvaguardia del bacino idrografico del fiume».

«Bisognerebbe monitorare costantemente le acque per avere un quadro completo di quali siano le fonti di inquinamento e soprattutto la loro provenienza – sottolinea la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle Ilaria Dal Zovo -. Ogni volta che piove l’acqua giunge copiosa nel letto del fiume dalla Slovenia ed ecco che, magicamente, le acque alla foce risultano inquinate. Nella parte slovena non è presente, infatti, un depuratore e pertanto qualsiasi tipo di rifiuto, compresi gli scarichi fognari, arrivano dritti dritti alla foce. Questo comporta le continue chiusure della spiaggia di Marina Julia. Si tratta dell’ennesimo problema ambientale che si ripercuote su una comunità già colpita, a livello di inquinamento, da numerose emergenze come quelle legate alla centrale a carbone e alle morti per l’amianto, solo per citare le più note».

«Non bisogna poi dimenticare – ricorda Dal Zovo – che nella foce dell’Isonzo è presente anche una riserva naturale dove vivono centinaia di animali. Questa zona è dotata di Piano di conservazione e sviluppo, oltre a essere un Sito di interesse comunitario (Sic) che gode di una lunga serie di tutele ambientali che vanno rispettate».

«Visto che la Regione continua a disinteressarsi del problema – conclude la consigliera M5S – a breve presenterò anch’io una interrogazione per sapere quali azioni intenda mettere in atto la giunta Serracchiani per risolvere questa emergenza ambientale del nostro territorio».

1 commento

  1. Consiglierei di non scaricare alla Slovenia il problema dell’inquinamento organico dell’Isonzo: a pochi km dal confine (Solcano) c’è una diga che funziona egregiamente come depuratore meccanico, intrappolando e rallentando le acque per quel tempo necessario ai batteri per fare il loro lavoro. Tra l’altro il carico antropico a monte di Solcano è infinitesimale. La diga blocca alla base anche il Mercurio di Idria, che da decine di migliaia di anni arrivava all’Adriatico… Si può parlare piuttosto del Vipacco e dell’Isonzo da Gorizia in giù.E Monfalcone? Lì si può lavorare e migliorare!

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