SVERSAMENTO NEL CANALE VALENTINIS: NECESSARIA INDAGINE SUI FONDALI

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In riferimento allo sversamento nel canale Valentinis di limo misto a carbone proveniente dalla centrale A2a, dobbiamo ricordare che le condizioni meteorologiche che hanno provocato la presenza in mare di una chiazza di oltre 30 m2 si manifestano con sempre maggiore frequenza. In quel giorno, 14 ottobre, sono caduti 82,2 mm di pioggia.

Non è la prima volta che piove a dirotto. Abbiamo controllato sul sito dell’Osmer e, sempre per fare qualche esempio, nel novembre 2014, ci sono state due giornate, nelle quali i mm caduti sono stati addirittura superiori: 99 mm il 5 novembre e 90 mm il 6 novembre. In altri casi, le precipitazioni, sono state minori ma comunque abbondanti. Sorge dunque una domanda: è la prima volta che succede uno sversamento o è stato un caso fortunato che sia stato prontamente segnalato? Ricordiamo che è come dire che su una porzione di 1 m2 sono caduti 99 litri d’acqua.

A2a, Capitaneria di porto e la stessa Arpa – secondo quanto abbiamo letto sui quotidiani – garantiscono che non ci sono state falle strutturali e definiscono l’evento “eccezionale”, limitato nell’estensione e dissolto nell’arco di un ora. Il carbone, però, non si dissolve nell’acqua, bensì “sprofonda” depositandosi sul fondale. Chiederemo quindi, con un nuovo atto, che venga eseguita un’indagine sui fondali, in modo da capire se ci potranno essere degli sviluppi negativi, in seguito a questo evento e possibili altri, già avvenuti.

Il cambiamento climatico e la tropicalizzazione del clima, provocati in gran parte dall’uso delle fonti fossili, rende quasi normale fenomeni di pioggia battente e l’anno passato è stato uno dei più piovosi degli ultimi cento anni. Qualcuno non crederà mica che nei prossimi anni la situazione sia destinata a migliorare?!

Episodi come questi si sono già verificati a Brindisi nel 2013, quando però Arpa Regione Puglia aveva dichiarato l’esatto contrario. In quell’occasione Arpa Puglia aveva affermato quanto segue: “Nello scenario ambientale, il carbone è divenuto l’uomo nero della storia e, in Italia, sono molte le acque contaminate da carbone. A rilevare la drammatica situazione è l’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) di Brindisi, in Puglia, che ha confermato la contaminazione dell’acqua provocata dalla centrale a carbone Federico II dell’Enel”. La centrale a carbone Enel di Brindisi, stando a diversi comunicati sulle analisi effettuate dall’Arpa, non solo inquina aria e terra ma l’allagamento della trincea del nastro che trasporta il carbone ha causato uno sversamento di polveri di carbone che hanno raggiunto il mare vicino alla centrale. L’Arpa ha dato ordine di bloccare le idrovore che erano al lavoro per liberare il nastro trasportatore dall’acqua delle piogge dei giorni passati. Il motivo? L’acqua è contaminata da carbone e ad affermarlo è proprio l’Arpa.

Le polveri di carbone – come è noto – rappresentano un rischio per l’ambiente e per la salute, basti pensare agli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) che caratterizzano la parte organica delle polveri e all’arsenico e al mercurio che caratterizzano la componente minerale delle polveri di carbone. In mare gli inquinanti si diffondono con estrema facilità depositandosi sul fondo e restando in sospensione e con altrettanta facilità entrano nella catena alimentare e, a causa delle loro proprietà tossiche anche cancerogene, mutagene e teratogene, causano danni diretti alle specie marine, e arrivano sulle nostre tavole. Inoltre, possono provocare un abbassamento della concentrazione di ossigeno nell’acqua, operando da filtro per la luce e intorpidendo l’acqua.

Quindi ci chiediamo se si sia verificato o meno un danno ambientale. Vorremmo maggior chiarezza su questo episodio da parte di Arpa sicuramente, ma anche da parte della stessa centrale termoelettrica. Si procederà quindi a una analisi dei fondali per esser certi che nel canale Valentinis non si siano verificati danni ambientali?

Fidarsi della parola del responsabile della centrale A2a è giusto, ma fidarsi dopo opportune verifiche dei fondali è doveroso per la tutela del mare e dei suoi abitanti.

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