RELAZIONE DI ILARIA DAL ZOVO SULLA RIFORMA DELLE POLITICHE ABITATIVE E RIORDINO DELLE ATER

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DISEGNO DI LEGGE N. 120

<<Riforma organica delle politiche abitative e riordino delle Ater>>

Signor Presidente, Signori Consiglieri,

Il diritto all’abitazione, conosciuto anche come “diritto alla casa”, è il diritto economico, sociale e culturale ad un adeguato alloggio e riparo. È presente in molte costituzioni nazionali, nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nella Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

La situazione di disagio nella quale si trovano a vivere, molti cittadini di questa Regione, ci fa subito dire che condividiamo l’impostazione di presentare un testo normativo onnicomprensivo sulle politiche abitative che individua una serie di principi, tra cui il diritto all’abitazione come strumento fondamentale per perseguire l’inclusione e la coesione sociale, oltre che una migliore qualità della vita. E’ indispensabile ribadire l’assoluta necessità che tutte le misure messe in campo dalla Regione in tale ambito, debbano essere dirette a garantire l’accesso a un alloggio adeguato, in locazione o in proprietà come prima casa ai cittadini della Regione, in particolare alle fasce più deboli della popolazione.

L’impostazione della nuova legge quadro sembra assolvere a tale obiettivo primario, anche se contiene alcune disposizioni che riteniamo necessitino di approfondimento o integrazione, come emerso anche in sede di audizioni con le parti sociali; problematiche non del tutto risolte in sede di Commissione e che ci auguriamo trovino una soluzione condivisa, tra queste la chiara disincentivazione alla costruzione di nuovi alloggi in tutti i casi in cui sia possibile recuperare gli immobili esistenti, o il rapporto tra la presente riforma e le leggi di settore in materia di sostegno al reddito, di diritto allo studio e in tema di recupero del patrimonio edilizio esistente.

Se veramente, l’attuale Giunta regionale, ritiene indispensabile, portare a 0 il consumo di suolo, riteniamo sia giunto il momento di smettere di finanziare, con soldi pubblici, tutti i canali che prevedono la nuova costruzione e quindi il consumo di nuovo suolo.

Tra gli istituti generali, la riformata Commissione regionale per le politiche abitative, intesa ora quale principale organismo consultivo in materia e con una dichiarata forte funzione di raccordo con il territorio, presenta una composizione squisitamente politica, restando escluse dalla partecipazione le associazioni di categoria, mentre anche la presenza di esperti del settore è prevista solo in via eventuale e straordinaria. Capiamo le ragioni che hanno spinto a tale impostazione, non condividiamo però la scelta di rendere facoltativa la presenza degli esperti dal massimo organo consultivo della Regione.

Istituto sicuramente innovativo e condivisibile è lo “Sportello casa”, che riteniamo sia uno dei punti cardine, sulla quale si basa questa nuova riforma. Nella prima proposta della Giunta, lo sportello, era strettamente legato alle UTI. Successivamente in Commissione, è arrivato un emendamento per far sì che lo sportello possa partire anche svincolato dalla previsione delle UTI, collegandolo, al momento agli ambiti socio assistenziali. Anche noi, in commissione avevamo sollevato questo problema. In mancanza della certezza della partenza delle UTI, riteniamo necessario dar vita a questo strumento il prima possibile.

Per quanto attiene agli organismi di supporto costituiti dai Tavoli territoriali per le politiche abitative, allo stesso modo si registra una preponderanza di presenza di soggetti politici, essendo stato inserito, dopo i lavori della Commissione consiliare, un rappresentante designato congiuntamente dalle realtà associative del terzo settore e del privato sociale competenti in materia di diritto alla casa e di promozione dell’abitare sociale. Sicuramente un passo avanti rispetto all’impostazione originaria ma non garantista del principio della massima partecipazione di tutti i soggetti interessati. Anche per tale istituto si presupponeva l’attuazione mediante UTI, superato poi, con l’emendamento sopra citato.

Restando ancora nell’ambito delle disposizioni generali, si evidenzia in materia di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, la necessità di legare questa norma, con quelle già realizzate in materia, ovvero prevedere un richiamo delle norme che sanciscono il riuso, oltre a escludere l’accesso alle agevolazione per gli interventi di nuova costruzione, se non per i casi dimostrati di impossibilità di reperire immobili preesistenti da ristrutturare e/o riqualificare.

Come evidenziato dai soggetti auditi, gli interventi di recupero, soprattutto se di demolizione e ricostruzione, anche con cambio di destinazione d’uso, richiedono obiettivi condivisi tra impresa e committente, pubblico o privato, e leggi che ne governino positivamente l’attuazione e che non ne limitino i risultati e l’efficacia: per tali motivi si ribadisce la necessità di intervenire contestualmente anche nella legge di settore (lr 19/2009), almeno per quanto attiene alle esenzioni dagli oneri Bucalossi.

Per quanto attiene all’attuazione delle politiche abitative, le associazioni di cittadini hanno evidenziato quattro principali criticità:

La prima: Definire chiaramente misure a vantaggio dei soggetti a reddito zero che vivono situazioni di totale precarizzazione. Sul punto si rileva che le politiche socio-abitative devono assolutamente risultare integrate e devono essere basate sulla capacità di determinare la condizione di vita in tempo reale (e non invece su un lungo intervallo temporale): la riforma non appare integrata con la legge sul sostegno al reddito, coordinamento che permetterebbe probabilmente di attuare interventi preventivi -ad esempio- delle situazioni di sfratto esecutivo per morosità incolpevole, o di integrare il diritto all’abitare come parte costitutiva di forme di reddito indiretto, allargando quindi la sfera di sperimentazione della legge citata.

La seconda: Il ruolo degli investimenti privati. Partendo dal presupposto della necessità dell’apporto dei privati alla soluzione delle problematiche abitative, le misure pubbliche devono comunque tradursi in benefici per i soggetti svantaggiati e non solo per i soggetti investitori e i mercati finanziari. Al fine di ovviare a tale questione si deve perseguire una forte persuasione al recupero e riutilizzo degli alloggi sfitti e alla loro messa a disposizione e una forte dissuasione alla costruzione di nuovi alloggi in assenza di queste misure.

La terza: L’autorecupero come principale misura per i soggetti a reddito zero. L’istituto potrebbe costituire l’accesso privilegiato per le classi di reddito uguale a zero, ma solo se inteso come “automanutenzione” e poggiante su di una forte rete locale.

La quarta: Efficientamento delle modalità di raccolta dati sensibili e dei modelli utilizzati. Le banche dati devono essere organizzate in modo continuativo e capillare, al fine di cogliere le specificità microterritoriali, in modo da includere tutte le prospettive necessarie ed essere uno strumento per interventi mirati oltre che per un aggiornamento costante delle politiche socio-abitative. A questo dovrebbe servire l’Osservatorio, istituito con questo testo normativo.

Sotto il profilo delle norme di dettaglio, la riforma procede con una delegificazione totale di tutte le disposizioni “operative”, i cui regolamenti sono soggetti a parere vincolante della Commissione consiliare. Seppur condividendo la subordinazione dei regolamenti al parere della commissione, riteniamo che la delega in materia di sanzioni in caso di inadempimento dei beneficiari (e non diversamente per stabilire i criteri e le modalità di applicazione delle sanzioni che dovrebbero essere definite in legge) risulti inopportuna. Le sanzioni, devono essere introdotte per norma regionale e non da un regolamento esecutivo.

In tema di competenza ATER evidenziamo la necessità di precisare la funzione nel settore del recupero edilizio ed urbano, e valorizzare le loro strategiche competenze sia nell’ambito dell’edilizia sovvenzionata sia negli appalti di manutenzione del patrimonio.

Inoltre, rileviamo l’assenza di specifiche norme che facoltizzino le Aziende territoriali a procedere attraverso la locazione finanziaria convenzionata, supportata dalla Regione e gestita dalle stesse ATER; istituto che consentirebbe, anche sulla base di quanto recentemente approvato dalla Camera nella legge di stabilità, di acquistare la prima casa attraverso un contratto di leasing immobiliare per quelle iniziative che le imprese, per permesso di costruire già rilasciato o per interventi quasi ultimati, potrebbero mettere immediatamente a disposizione.

Non vogliamo trascurare, il lavoro svolto, dal Comitato di Legislazione, vigilanza e controllo, che seppur con molte difficoltà ed ostacoli, è riuscito a svolgere la missione valutativa, in vista di questa norma. Innanzitutto è doveroso ringraziare, il Consiglio Regionale, ASVAPP e il comitato stesso, per il lavoro svolto nei tempi e nei modi che ci eravamo prefissati.

Le criticità emerse dal report finale sono sostanzialmente legate a:

– Edilizia agevolata: Misura certamente di successo, 732 Milioni di € in 10 anni, a supporto dell’acquisto della prima casa. Quello che emerge, però, è che molto probabilmente, abbiamo aiutato anche cittadini che non avevano bisogno del contributo regionale, risultando già mutuabili per le banche. Questo ha fatto sì che i cittadini, più ai margini, non abbiano usufruito della misura, spostando invece l’incentivo su una fascia di redditi maggiori. Questo problema, potrà essere risolto attraverso i regolamenti che, ci auguriamo, mirino ad aiutare i cittadini in difficoltà.

– Edilizia sovvenzionata: i problemi principali derivano dalla disponibilità di alloggi ATER. Non siamo in grado di coprire tutto il fabbisogno abitativo dei nostri cittadini, anche perché le risorse disponibili, sono sempre minori e molto spesso, gli investimenti vengono fatti, dove non servono. Il patrimonio Ater, è cresciuto in 10 anni del 3% a fine 2014. Molte risorse sono state messe a disposizione, anche dallo Stato, nel corso dell’anno 2015, ma non bastano a sopperire al disagio abitativo. C’è la necessità, quindi, di trovare modalità che incentivino il turn over degli alloggi e che conducano sul mercato delle locazioni o acquisti, le famiglie in migliori condizioni di reddito, liberando così immobili, a favore di soggetti più deboli.

– Un altro problema è sicuramente quello legato ai tempi di attesa. La quasi totalità degli assegnatari, aspetta più di 1 anno, tra la pubblicazione del bando e l’assegnazione dell’alloggio; il 76,2% attende più di 2 anni e il 50% attende più di tre anni. E’ innegabile, che bisogna trovare soluzione a questo problema, cercando di rimuovere gli ostacoli burocratici, amministrativi e sistematici, in modo da dare risposte veloci, a chi ha bisogno di un tetto sopra la propria testa.

– Il sostegno alle locazioni: i sistemi usati, dai comuni, per distribuire questo strumento, hanno in sostanza due grossi problemi. Da una parte ci sono comuni che distribuiscono in parte uguale e a tutti i soggetti che ne fanno richiesta, il contributo; dall’altra ci sono comuni che distribuiscono gli importi pari a quello richiesto. Entrambe i sistemi, però fanno sì che il disagio espresso dai cittadini, rimanga tale. Alcuni perché rimangono senza contributo, altri perché non gli viene assegnato l’importo di cui hanno veramente bisogno. Inoltre, il sistema di controllo è pressoché nullo, prevedendo autocertificazioni da parte dei richiedenti e controlli a campione per le verifiche. In mancanza di risorse, bisogna assolutamente essere certi che i sostegni erogati, vadano ad aiutare persone realmente in difficoltà e non escludano, per colpa di qualche furbetto, persone in estrema necessità.

– Da tenere presente il totale fallimento della misura, riservata ai locatari: il poco tempo a disposizione per le domande e l’espletamento degli atti, ha fatto sì che questa misura non sia mai decollata e che le domande pervenute, siano irrisorie.

Lo studio, inoltre, suggerisce 5 questioni da affrontare per migliorare il sistema:

– Migliorare la qualità del sistema informativo sulle politiche abitative.

– Semplificare i requisiti di accesso e le condizioni di premialità.

–   Definire un unico indice di disagio abitativo: pur essendo di difficile attuazione, sarebbe di sicuro uno strumento utile per trovare un modo semplice di risoluzione del disagio abitativo dei nostri cittadini.

– Offrire incentivi e razionare le risorse: ovvero rinunciare alla regola di dare a tutti e seguire un criterio di razionamento nell’uso delle risorse, concentrandole su coloro che si ritiene più reattivi rispetto all’incentivo impiegato.

– Creare un agente territoriale unico per le politiche abitative: l’affidamento dei compiti a diversi soggetti attuatori e la non connessione tra di loro, può generare doppioni di interventi, interventi non necessari per il territorio o dispersione di risorse in canali diversi.

Ci auguriamo che la Giunta regionale, non lasci nel cassetto, il risultato della missione valutativa, ma lo utilizzi nell’atto di redazione dei regolamenti e nei momenti di riordino delle ATER regionali, facendo in modo così, che anche il Consiglio regionale, abbia messo del suo in questa riforma delle politiche abitative.

Riteniamo, che nessuno di noi, abbia la ricetta in tasca, sul come risolvere questo disagio che affligge i cittadini della nostra regione.

Siamo abbastanza certi, però, che questa sia una buona base di partenza, migliorabile, sicuramente, con i suoi limiti, probabilmente, ma auspichiamo che possa essere il motore per dare finalmente risposte a questo annoso e continuativo problema.

Grazie

 

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