Fotovoltaico, ecco il discorso di Rosaria Capozzi

Il tema energia è quanto mai attuale, in particolar modo l’apporto delle fonti rinnovabili. Come M5S abbiamo sempre ritenuto essere una necessità diffondere il fotovoltaico, ma riteniamo che bisogna tutelare agricoltura e paesaggi.
La crescita della produzione delle energie pulite è oggi più che mai necessaria ma non può realizzarsi in maniera incontrollata.
Noi crediamo che occorra guardare a quegli spazi già antropizzati e inutilizzati, abbiamo centinaia di ettari di tetti di capannoni ed edifici pubblici da sfruttare, ma soprattutto discariche esaurite per rifiuti inerti e per rifiuti urbani non pericolosi, presenti nella nostra Regione.
Vogliamo sottolineare i rischi per i territori rurali, in particolar modo di quelli di pregio agricolo, ambientale e paesaggistico, derivanti da una diffusione generalizzata e fuori da ogni criterio di programmazione del fotovoltaico a terra.
Oggi gli agricoltori sono quasi tutti in gravi difficoltà economiche. Siamo convinti che dove l’agricoltura è di alta qualità e redditizia, nessuno la possa trasformare mai in distese di pannelli, mentre questa soluzione potrebbe costituire una via d’uscita, un aiuto dove è più povera, magari occupando i terreni più marginali e improduttivi”.
Fatta questa premessa voglio fare una digressione.
Voglio partire dal Decreto Ministeriale 10 settembre 2010 che prevedeva che “le regioni possano procedere all’indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti da fonte rinnovabile”
Con l’Ordine del giorno n. 43 del 130 del 30 aprile 2021 (tre anni fa) accolto dalla giunta, i Consiglieri della Lega Nord, tra cui il Presidente Bordin, ricordavano che la funzione attribuita alla Regione di individuare le aree inidonee non possa essere assolta attraverso lo strumento legislativo e pertanto impegnava la Giunta ad avviare le procedure tecniche per individuare tali aree (Qui si può scaricare l’ordine del giorno https://www.consiglio.regione.fvg.it/iterdocs/ODG_Docs/WASZCZYK73_130-43.pdf);
Il M5S nel Luglio 2021 presentava un emendamento per chiedere “Nelle more dell’aggiornamento del Piano Energetico Regionale, al fine di verificare gli effetti sul paesaggio e sull’ambiente correlati alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica su terreni agricoli, fatta salva la compiuta istruttoria delle istanze pervenute, la sospensione del rilascio delle relative autorizzazioni”.
La norma non venne votata dall’aula, ma venne stralciata e portata in commissione per non essere mai più discussa, né tanto meno approvata.
Successivamente i consiglieri di maggioranza approvano la Legge Regionale 16 del 2 novembre 2021, con cui prevedono (per legge) che alcune aree non siano idonee;
Il Governo impugna la Legge Regionale ritenendo che l’individuazione non si potesse fare per legge, ma tramite un’apposita istruttoria, indicando e motivando negli atti di programmazione la non idoneità delle singole aree.
La Corte Costituzionale poi da ragione al Governo (ma che strano eh) e dichiara illegittima la legge regionale.
L’8 novembre 2021 il Governo approva il decreto legislativo 199/2021 con cui viene ribadito che le Regioni debbano individuare per legge le aree idonee (ma non, per legge, le aree inidonee), inoltre ribadisce che “le aree non incluse tra le aree idonee non possono essere dichiarate non idonee”.
Infine, al comma 6 dell’articolo 20 di tale decreto si prevede espressamente che “Nelle more dell’individuazione delle aree idonee, non possono essere disposte moratorie ovvero sospensioni dei termini dei procedimenti di autorizzazione”. Prima evidentemente si potevano approvare, ma non è stato fatto!
Dichiarando illegittima la Legge Regionale approvata nel 2021 la Corte Costituzionale ricorda a tutti che “Le aree non idonee sono quindi individuate dalle regioni «nell’ambito dell’atto di programmazione con cui sono definite le misure e gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi di burden sharing» (Piano Energetico Regionale), nel quale devono essere richiamati gli esiti dell’istruttoria svolta, contenenti «in relazione a ciascuna area individuata come non idonea in relazione a specifiche tipologie e/o dimensioni di impianti, la descrizione delle incompatibilità riscontrate con gli obiettivi di protezione individuati nelle disposizioni esaminate». Sempre ricordando che lo sviluppo di energie rinnovabili è di cruciale rilievo rispetto al vitale obiettivo di tutela dell’ambiente, anche nell’interesse delle future generazioni”.
Va da sé che la Corte Costituzionale ci invita a individuare le aree non idonee nel Piano energetico Regionale.
Approvata la Delibera di Giunta Regionale n. 2080/2023 il 24 gennaio 2024 (poche settimane fa) si è dato avvio al processo di valutazione ambientale strategica del Nuovo piano Energetico Regionale con i due documenti allegati: il rapporto preliminare del Piano e la proposta preliminare del Piano. Ed è qui che dovrebbero essere individuate le aree non idonee secondo i dettami del DM del 2010.
Questo è solo per ricordare che l’inerzia della regione ha causato la proliferazione di campi fotovoltaici, che si è in leggero ritardo di 13 anni, che non si è voluto porre un freno alle autorizzazioni tre anni fa e lo si fa, a parole, solamente oggi quando ormai le pratiche per riempire la nostra pianura sono ben che avanzate, andando espressamente contro a quelle che sono le leggi approvate dalle stesse forze politiche che governano il paese e la regione.
L’inerzia della regione ha consentito che il nostro territorio venisse deturpato.