PRESENTATO A TRIESTE IL RAPPORTO DOGANE: VOGLIAMO ARRIVARE A UNA VERA UNIONE DOGANALE EUROPEA

I rappresentanti del MoVimento 5 Stelle Tiziana Beghin (Parlamento europeo), Marco Zullo (Parlamento europeo), Mattia Fantinati (Camera dei deputati), Ilaria Dal Zovo (Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia) e Paolo Menis (Consiglio comunale di Trieste) hanno presentato questa mattina a Trieste #RapportoDogane, un viaggio attraverso alcune città portuali italiane, per incontrare cittadini e stakeholder, con l’obiettivo di scrivere insieme la prima bozza del Rapporto Dogane da presentare al Parlamento europeo.

“L’unione doganale dell’Unione europea esiste solo in teoria. In pratica – ha spiegato l’eurodeputato Tiziana Beghin – questa non si risolve in eguali prassi doganali. Alcune dogane, infatti, sono più efficienti di altre. Queste differenze nel modus operandi manovrano le rotte commerciali, provocando una evidente distorsione della concorrenza per gli operatori marittimi e portuali, danni economici ed erariali, pesanti ricadute sull’indotto e sul mondo del lavoro e problemi ai nostri imprenditori a causa della contraffazione. Anche il meccanismo sanzionatorio è molto differente da paese e paese: si va da un minimo di 200 euro a un massimo di 30 mila euro. Allo stesso tempo sono molto marcate le differenze per quanto concerne i controlli. Un container, per fare un esempio, che deve raggiungere Milano impiega meno tempo se parte da Rotterdam piuttosto che se parte da Genova”.

“Queste differenze finiscono così per manovrare le rotte commerciali: le merci in arrivo dai Paesi non europei evitano, infatti, di passare per una dogana che obbliga a maggiori controlli preferendo una dogana che “chiude un occhio”. L’Italia – ha precisato l’eurodeputato del M5S – viene particolarmente danneggiata da questa situazione visto che le nostre coste raggiungono una lunghezza complessiva di circa 7458 km e abbiamo 31 porti, con altrettante dogane. Per queste ragioni il nostro Paese, che in passato ha giocato un ruolo di rilievo, oggi ha perso progressivamente di importanza. Il Report che stiamo realizzando – ha sottolineato Tiziana Beghin – rappresenta una base di partenza per arrivare a una unione doganale vera anche nei fatti, evitando le distorsioni, contrarie ai principi dell’Unione europea”.

“In Commissione Mercato interno – ha raccontato l’eurodeputato Marco Zullo – stiamo lavorando sul codice doganale dell’Unione europea e la prossima settimana modificheremo il testo entrato in vigore operativamente nel maggio 2016 per correggere alcune storture. Una di queste, particolarmente grave dal punto di vista dei controlli, va a toccare l’art. 136 che riguarda il cosiddetto “porto di primo approdo”. Oggi, per la non chiarezza del codice doganale, viene a mancare l’obbligo di controllo da parte di un porto se la merce prima è transitata da un altro scalo portuale europeo. Questa è una falla nel sistema doganale che, di fatto, impedisce controlli piu efficaci sulle merci che entrano nell’Unione europea e vanifica la lotta alla contraffazione”.

Attraverso le dogane che “chiudono un occhio” passano, infatti, soprattutto le merci contraffatte, con una notevole perdita di lavoro e di entrate a scapito delle dogane rigorose. Queste circolano liberamente in tutto il territorio europeo senza essere sottoposte a controlli. Numerose analisi dimostrano che le merci contraffatte passano dalle dogane del nord Europa, dove i controlli sono meno severi. E proprio su questo fenomeno si è soffermato Mattia Fantinati, deputato del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati.

“L’Italia soffre più di tutti il fenomeno della contraffazione perché siamo il Paese delle piccole medie imprese e del lusso che puntano tutto sul quel “quid” in più dato dal fatto di essere “made in Italy” – ha detto Fantinati -. Queste rappresentano il 94 per cento dell’intero settore produttivo. Ricordiamo che se il “made in Italy” fosse un brand, sarebbe il terzo marchio al mondo dopo Visa e Coca Cola. Siamo inoltre il Paese che vive sulla sua biodiversità del territorio che ci ha fatto conoscere nel mondo. Per quanto riguarda l’Indicazione geografica protetta (Igp) e Denominazione di origine protetta (Dop) l’Italia è infatti leader in Europa con un giro d’affari di 9,2 miliardi di euro e con 230 mila aziende, molte delle quali esportano. Un modo di fare impresa che è importantissimo – ha rimarcato il deputato del M5S – perché non è delocalizzabile. Se esportiamo all’estero, aumentiamo i posti di lavoro qui nel nostro Paese. Ecco perché l’Italia deve essere in prima linea contro la contraffazione che ci costa ogni anno fino a 10 miliardi di euro e 130 mila posti di lavoro. Se a tutto questo aggiungiamo quel fenomeno definito “Italian Sounding” si parla di un danno che va dai 20 ai 40 miliardi di euro”.

“Per quanto riguarda la lotta alla contraffazione, guardando i dati, scopriamo che i porti del nord Europa, in particolare quelli di Paesi Bassi e Gran Bretagna, importano molto e sequestrano poco. Tutti sanno che più si controlla, meno si sequestra – ha ribadito Fantinati -. Se l’Europa è considerata un mercato unico io mi aspetto che anche gli stati che non hanno una vocazione manifatturiera come la nostra, ma magari più commerciale, siano in prima linea anche per tutelare il nostro Paese. Allo stesso tempo dobbiamo agire anche sul territorio italiano. Per contrastare efficacemente la contraffazione è necessario un maggior coordinamento di tutte le forze dell’ordine, implementare un data base unico e inasprire le pene”.

“La presenza oggi, intorno a questo tavolo, di eletti del MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo, alla Camera dei deputati, in Regione e in Comune dimostra il nostro modus operandi in grado di coinvolgere tutti i livelli amministrativi per poter portare avanti in modo condiviso le istanze dei territori e dei cittadini – ha detto Ilaria Dal Zovo, consigliera regionale del M5S -. Il Porto di Trieste è uno dei più importanti in Europa e lo scorso anno è stato il primo scalo in Italia per quanto riguarda la movimentazione di merci, superando il milione di Teu fra container e rotabili. Sono stati registrati numerosi sequestri. È ovvio che in Europa controlli e sanzioni devono essere uguali in tutta l’Unione europea”.

“Trieste subisce anche la concorrenza del porto di Capodistria, che dista pochissimi chilometri, a causa di contesti fiscali ed economici molto diversi – ha ricordato il consigliere comunale Paolo Menis -. Qui siamo però in presenza di un porto franco internazionale, la cui esistenza è precedente la costituzione dell’Unione europea. Noi nel 2013 abbiamo portato questo caso anche a livello nazionale perché la legge sui porti – la legge 84 del 1994 – ha una previsione specifica sul porto di Trieste, ma da 20 anni nessun governo ha mai emanato il regolamento attuativo che renderebbe molto vantaggioso transitare per questo scalo, per operazioni estero su estero. Solo da poco si è capita l’importanza di questo problema e ci auguriamo che la soluzione arrivi molto presto”.

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