Molte criticità e metodi bulgari da parte della giunta Serracchiani

 

«La riforma degli enti locali proposta dalla giunta Serracchiani e dalla maggioranza di centro sinistra è partita con il piede sbagliato. Oltre al metodo coercitivo e decisamente sbrigativo con cui si è voluto impostare l’iter di approvazione di questo importante provvedimento per la regione – che abbiamo già avuto modo di contestare duramente -, nel merito sono già emerse le prime criticità». La portavoce del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Elena Bianchi, commenta così la prima fase della discussione sulla riforma degli enti locali a conclusione di una decina di incontri con i cittadini e gli attivisti M5S in tutto il Friuli Venezia Giulia.

 

«Una prima evidente problematica riguarda la dimensione dell’Unione dei comuni. La proposta di 40 mila abitanti è decisamente sbagliata – sottolinea Bianchi -. Questa dimensione risulta essere troppo piccola per una realtà di area vasta e troppo grande per trasformarsi in futuro in un unico comune. Le analisi e gli studi sull’argomento convergono sul fatto che, escluse le grandi città e i capoluoghi, la dimensione ottimale per la gestione amministrativa e per mantenere il senso di comunità si aggira attorno ai 10/15 mila abitanti».

 

«Un altro tema che va sicuramente rivisto è quello che riguarda la pianificazione – attacca la portavoce M5S -. Al momento alle Unioni di comuni vengono attribuite solo funzioni di programmazione (chi e quando). È fondamentale invece che l’Unione abbia poteri di pianificazione (cosa e dove). Solo in questo modo si può puntare a una reale integrazione e non accontentarsi di una semplice aggregazione che, alla fine, può essere solo di facciata».

 

«Un esempio concreto di questa lacuna è evidente se prendiamo il caso del cosiddetto Ufficio tecnico che riveste un ruolo fondamentale nell’attività amministrativa di un Comune. Nella riforma presentata non è previsto, infatti, da nessuna parte che una Unione di comuni debba avere un unico Ufficio tecnico – ricorda Bianchi -. Per assurdo potremmo avere un Ufficio tecnico per ogni comune e questo finirebbe di certo per aggravare burocrazia e costi».

 

«Purtroppo la Regione, ancora una volta, pretende il cambiamento dagli altri, in questo caso da parte dei comuni, senza prima fare i suoi “compiti a casa” – aggiunge la consigliera regionale -. Prima di chiedere ai comuni di aggregarsi (unioni) o di fondersi (nuovi comuni), bisognerebbe realizzare una volta per tutte i piani regionali che vengono sempre fatti slittare, come per esempio il Piano energetico, il Piano di gestione del territorio (Pgt) e il Piano paesaggistico. Stesso discorso vale per le funzioni che la Regione dovrebbe trasferire alle Unioni dei comuni e per l’individuazione dei “costi standard”. Passaggi fondamentali per poter permettere ai comuni di prendere qualsiasi decisione con cognizione di causa».

 

«Infine una riforma di così forte impatto sulla regione non può essere portata avanti senza il coinvolgimento dei cittadini e degli amministratori locali. La partecipazione è da sempre una condizione imprescindibile per il MoVimento 5 Stelle. Le modalità bulgare che la giunta Serracchiani ha imposto all’iter della riforma degli enti locali, ci hanno già portato a contestare con decisione in Consiglio regionale questa metodologia. Se l’esecutivo regionale e la maggioranza di centro sinistra non cambiano in fretta atteggiamento – conclude Bianchi -, l’opposizione del MoVimento 5 Stelle a questa riforma diventerà sempre più dura».