Fra qualche anno Trieste diventerà la città col tasso di mortalità più alto per malattie attribuibili all’inquinamento

«Sono pesantissimi per Trieste i dati dell’ultimo studio commissionato dal Ministero della Salute sull’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Nel 2020 il capoluogo del Friuli Venezia Giulia avrà uno dei tassi di mortalità più elevati in Italia per inquinamento da PM 2,5 e da Biossido di Azoto. Questo studio non fa che confermare ancora una volta che vanno messe in campo subito delle scelte drastiche». A rendere pubblici questi dati è il MoVimento 5 Stelle nel primo giorno della Conferenza dei servizi convocata per il riesame e il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) richiesta dalla Siderurgica Triestina per l’impianto della Ferriera di Servola.

«Lo studio in questione, intitolato “Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute” (VIIAS) e finanziato dalCentro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute (www.viias.it), è stato presentato pochi giorni fa e si è concentrato sull’incidenza dell’inquinamento da PM 2,5 e da Biossido di Azoto NO2 in ogni provincia italiana – spiega Andrea Ussai, portavoce del M5S in Consiglio regionale -. Il tasso di mortalità vedeva Trieste al quarto posto nel 2005 e al sesto posto nel 2010 per quanto riguarda le PM 2,5 e al terzo posto nel 2005 e al 17esimo nel 2010 per quanto concerne il Biossido di Azoto».

«I dati più allarmanti sono però quelli che stimano le morti per inquinamento nel 2020 – attacca Ussai -. Nel caso fossimo in presenza di una riduzione del 20 % delle concentrazioni dei fattori inquinanti la città si troverebbe al secondo posto per decessi dovuti a PM 2,5 e al terzo posto per Biossido di Azoto. Neanche una completa adesione ai limiti di legge delle normative nazionali ed europee finirebbe per migliorare la situazione: Trieste finirebbe addirittura per accaparrarsi – in entrambi i casi – il gradino più alto del podio. Lo studio VIIAS dimostra infatti cheanche una eventuale riduzione significativa delle emissioni non si tradurrebbe in un abbassamento proporzionale delle esposizioni, soprattutto in quelle aree – come quella di Trieste – caratterizzate da condizioni fisiche difficili».

«Questi dati dovrebbero far riflettere chi è chiamato a prendere decisioni importanti per il territorio triestino. Ormai è chiaro che gli attuali limiti di legge non sono sufficienti. Limiti che, come sappiamo, non vengono minimamente rispettati. Basti ricordare che, per quanto riguarda il PM10, nel 2015 ci sono già stati 58 sforamenti, registrati dalla centralina di San Lorenzo in Selva, quando il numero massimo consentito per legge è di 35. È una situazione che non può più essere trascurata visto che la politica vuole continuare a sostenere le attività industriali fortemente impattanti».

I principali colpevoli di questa situazione secondo il MoVimento 5 Stelle sono il traffico, l’Inceneritore e, naturalmente, la Ferriera di Servola. «Ribadiamo il messaggio che già in altre sedi abbiamo mandato alle istituzioni: l’area a caldo della Ferriera di Servola va chiusa! – sostiene Stefano Patuanelli, portavoce del M5S nel Consiglio comunale di Trieste -. In accordo con Arvedi bisogna programmare la sua progressiva chiusura. Ci sono gli strumenti per farlo, come l’Aia che deve essere assolutamente deputata a questo. I lavoratori della Ferriera vanno ricollocati nel Laminatoio a freddo. Possiamo attendere quel momento per chiudere l’area a caldo. Un decisione però non più rimandabile – conclude il portavoce M5S – anche alla luce dei dati del Ministero della Salute».