CEMENTIFICIO DI FANNA BRUCIA RIFIUTI: CITTADINI AVVERTITI CON DUE MESI DI RITARDO

Siamo disgustati dalla mancanza di informazione da parte del sindaco di Fanna e della giunta Serracchiani

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Finalmente si chiude il cerchio e si completa il grande piano economico sulla pelle dei cittadini. La “virtuosissima” Ambiente Servizi (recentemente sotto indagine della Guardia di Finanza), che si vanta di un 80% di raccolta differenziata non raccontando però che la maggior parte dei materiali differenziati raccolti diventa Combustibile solido secondario (Css) destinato al recupero energetico, può finalmente risparmiarsi i viaggi in Slovacchia e conferire il combustibile da rifiuto a km quasi 0 nell’impianto di Fanna.

La Cementizillo dal canto suo, fregandosene del pendente ricorso al Consiglio di Stato dei comuni limitrofi, si salva dal fallimento concretizzando l’opportunità di vendere alla Buzzi Unicem un impianto già autorizzato e a regime nel quale smaltire rifiuti, senza far sapere, ad oggi, se verrà rinnovata anche la convenzione sul rimborso annuo al comune di Fanna.

In questo contesto idilliaco brillano le amministrazioni locali (comunali e regionali), che ben si guardano dall’informare, coinvolgere e soprattutto tutelare i cittadini. Per il sindaco di Fanna Demis Bottecchia, ma anche per Arpa e Azienda sanitaria, è assolutamente normale e corretto aspettare due mesi per avvisare la popolazione dell’avvio della fase di incenerimento rifiuti. Per Arpa e Ass non si profila nessun problema di “confusione” delle indagini ambientali in corso che dovrebbero chiarire lo stato di inquinamento del territorio e magari anche i responsabili. Tanto chissà quanto tempo ancora ci vorrà per arrivare a un verdetto: tra piani di campionamento incompleti e rivisti, analisi sbagliate e non conformi, terreni che si devono cercare per mesi (sperando che siano tutti effettivamente prati stabili intoccati da anni), indagini epidemiologiche che non tengono minimamente conto degli inquinanti effettivamente trovati, studi sui metalli pesanti che non esauriscono il ventaglio di inquinanti emessi sul territorio. Ai cittadini e alle autorità giudiziarie basta far vedere che qualcosa si sta facendo, mica sono tutti esperti di analisi ambientali!

I nostri virtuosi amministratori locali lo sanno che possono richiedere ad Arpa, pagando, ulteriori analisi oltre a quelle previste dai piani di campionamento ufficiali? Se lo sanno è evidente che la tutela della salute e dell’ambiente non rientri tra le priorità di spesa comunale. D’altronde non lo è quasi mai, se in tutta la regione appena due amministrazioni comunali su 216 hanno commissionato ad Arpa analisi extra per tutelare i propri cittadini (a Manzano dove è stato riavviato un inceneritore di rifiuti speciali e a Trieste dove le analisi dei giardini comunali hanno portato a ordinanze restrittive).

E la Regione? Forte di un programma elettorale della presidente Serracchiani che prevedeva l’assoluto divieto di autorizzare cementifici a bruciare rifiuti, di cui è stata fatta carta straccia dopo pochi mesi, l’esecutivo regionale si è limitato a istituire un fantomatico tavolo tecnico sulla questione ambientale locale, di cui nessuno ancora ha capito l’utilità.

In aggiunta la giunta Serracchiani si vanta pubblicamente di aver messo in campo una pianificazione regionale virtuosa sulla gestione dei rifiuti, quando contemporaneamente si autorizzano impianti in tutta la regione a smaltire quantitativi ben superiori al fabbisogno, non solo locale, ma addirittura regionale! Evidentemente l’importazione di rifiuti è un obiettivo strategico della politica economica regionale, altro che economia circolare!

Ci chiediamo come dovrebbero sentirsi oggi i cittadini che da anni chiedono un minimo di precauzione e attenzione all’ambiente in cui vivono?

Siamo letteralmente disgustati!

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