Assurdo e pretestuoso modificare la legge a favore delle lobby venatorie.

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«Senza discussione in commissione, è stata inserita nel programma dei lavori della prossima seduta del Consiglio regionale la proposta di legge n. 58. Una evidente provocazione, firmata dalla consigliera Mara Piccin, che il MoVimento 5 Stelle ritiene del tutto assurda e pretestuosa». La portavoce M5S in Consiglio regionale Ilaria Dal Zovo preannuncia un voto contrario alle proposte di “Modifica alla legge regionale 6 marzo 2008, n. 6”, contenente disposizioni per la programmazione faunistica e per l’esercizio dell’attività venatoria.

«Questa proposta di legge è nata dopo una serie di controlli effettuati sui libretti di caccia – spiega Dal Zovo -. È del tutto evidente, però, che i cacciatori sanno come si debbano segnare le uscite in modo corretto al fine di non incorrere in sanzioni visto che il tesserino regionale di caccia è in vigore dal lontano 1986 ed è l’unico sistema di controllo sulla regolarità dell’attività venatoria. Pertanto, se le violazioni sono state compiute, le sanzioni devono essere pagate. Gli altri cittadini non hanno certo un “santo” in Consiglio regionale che gli fa un norma di salvataggio “ad hoc” – sottolinea la portavoce M5S -. Chiunque commetta un’infrazione, di qualunque genere essa sia, deve pagare per l’errore fatto».

Nel Friuli Venezia Giulia, ormai da anni, si è avviata invece una “originale strategia” per eliminare il bracconaggio. Ricordiamo che i dati su questo grave fenomeno ponevano purtroppo la nostra regione ai vertici in Italia. Da una parte si rendono, infatti, legali comportamenti altrove puniti con sanzioni amministrative o penali. È il caso, a puro titolo di esempio, della caccia agli anatidi un’ora dopo il tramonto, della possibilità di usare ancora piombo nelle munizioni con la sola inutile prescrizione della nichelatura superficiale, della possibilità di viaggiare vicino a case e strade senza riporre l’arma nel fodero, della caccia svolta da natanti ed imbarcazioni, per la quale nel resto d’Italia si incorre nell’arresto fino a tre mesi».

«Dall’altra parte – rivela Dal Zovo – si è proceduto alla silenziosa e graduale soppressione delle residue possibilità di vigilanza su caccia e bracconaggio: lo scarno personale delle Province, gli ex guardiacaccia, assimilato dalla legge 9/2009 alla Polizia comunale, viene mandato a fare posti di controllo con l’autovelox e a portare gonfaloni, mentre il Corpo forestale è stato decimato dai pensionamenti e spalmato in mille altre attività burocratiche. Inoltre si è arenata la costituzione del Corpo unico di vigilanza ambientale, previsto dalla Legge 6/2008. La vigilanza è scomoda – attacca Dal Zovo -. Se chiudi le attività di controllo, l’impressione da parte dell’opinione pubblica è che il fenomeno del bracconaggio sia finito. E se per caso qualche bracconiere incappa ancora in uno dei rarissimi controlli, arriva in soccorso certa politica, pronta a modificare le norme. Tutto questo avviene a scapito della fauna selvatica, definita dalla legge – è bene rammentarlo – “patrimonio indisponibile dello Stato”.  Ma in Italia – e in particolare nel Friuli Venezia Giulia – i beni comuni sono trattati ormai come “res nullius”».

«La Sardegna e la Valle d’Aosta hanno già istituito da tempo strutture efficaci, che hanno dato ottimi risultati e possono essere d’esempio. Una regione come il Friuli Venezia Giulia, che negli anni passati ha dimostrato di essere all’avanguardia in molti settori, ora sulla caccia si trova invece indietro, molto indietro. Intanto i poteri forti continuano a muoversi in sordina, tra le stanze del Palazzo, nel tentativo di averla vinta».

«Speriamo che la giunta Serracchiani non sia a favore di questa norma, ma dalla parte della sicurezza dei cittadini – anche in virtù degli ultimi episodi accaduti nel Pordenonese – e della fauna selvatica, un patrimonio prezioso da tutelare. L’esecutivo regionale deve impegnarsi a far partire urgentemente il Corpo unico di vigilanza ambientale previsto dalla legge. Una realtà – conclude – promessa dalla politica e mai fatta partire. Per volere di chissà chi!».

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