Migranti. Capozzi (M5S): Fatto disumano in Porto Vecchio a Ts, non fatalità ma punto di svolta

“Due persone hanno perso la vita! Questa tragedia deve rappresentare un disumano punto di svolta e non l’ennesimo episodio destinato a essere intollerabilmente dimenticato”.

È questo l’esplicito invito rivolto dalla consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) non appena venuta a conoscenza della duplice tragedia avvenuta a Trieste dove, nel corso della notte, un uomo e una donna sono deceduti a causa di un incendio divampato all’interno di un magazzino dismesso del Porto Vecchio, spesso utilizzato come rifugio improvvisato dai migranti provenienti dalla rotta balcanica.

“La morte di queste due persone, avvenuta all’interno del Magazzino 18, rappresenta una tragedia – ribadisce l’esponente pentastellata in una nota stampa – che non può essere liquidata come una semplice fatalità. Secondo le prime ricostruzioni, infatti, il dramma sarebbe riconducibile a un incendio provocato da un fuoco acceso per preparare la cena. Saranno gli accertamenti a chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto, ma resta evidente la drammatica condizione di precarietà nella quale sono costretti a vivere numerosi migranti presenti sul nostro territorio”.

“Quanto accaduto – precisa con convinzione Capozzi che, più volte, si è espressa in maniera categorica su questo delicato tema – costituisce il terribile risultato di una situazione che, ormai da troppo tempo, presenta criticità profonde e che le Istituzioni non possono continuare a ignorare. La mancanza di posti sufficienti nei dormitori, gli ostacoli alle attività di distribuzione dei viveri da parte dei volontari e i tempi troppo lunghi delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale – aggiunge ancora – contribuiscono a creare condizioni nelle quali le persone sono costrette a cercare autonomamente soluzioni di sopravvivenza, spesso in luoghi inadeguati e privi delle necessarie condizioni di sicurezza”.

“Siamo di fronte a un sistema di gestione del fenomeno migratorio che mostra tutti i limiti da noi più volte stigmatizzati: un sistema – conclude Capozzi – incapace di garantire risposte tempestive ai bisogni essenziali delle persone e che interviene troppo spesso solo quando le situazioni sono ormai diventate emergenziali”.

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