“La parità di genere non si proclama ma, al contrario, si costruisce giorno per giorno con scelte politiche precise e concrete. Non possiamo chiedere alle donne di lavorare, crescere professionalmente e raggiungere l’indipendenza economica se poi il sistema non garantisce loro i servizi e le condizioni necessarie per farlo”.
È questa la premessa con la quale la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) ha voluto commentare i lavori odierni della Commissione regionale per le Pari opportunità tra Uomo e Donna, ai quali ha direttamente assistito nella sala Pasolini del palazzo udinese della Regione Friuli Venezia Giulia.
“Il lavoro da fare – aggiunge l’esponente pentastellata in una nota stampa – è ancora importante e richiede continuità, perché una donna non dovrebbe mai essere costretta a scegliere tra il proprio lavoro e la propria famiglia. E, soprattutto, va sempre considerato che le difficoltà emergono in maniera ancor più accentuata quando una donna si ritrova da sola ad affrontare queste subdole barriere”.
È stato proprio questo, a suo parere, il tema centrale della riflessione emersa quest’oggi nell’ambito degli interventi dedicati al tema “Donne e lavoro in Friuli Venezia Giulia: Bilanci, criticità e prospettive”.
“Era molto importante avere l’opportunità di fare il punto sui risultati raggiunti e sulle disuguaglianze che ancora condizionano la vita professionale di tante donne.
In tal senso, se è vero che il Friuli Venezia Giulia presenta indicatori occupazionali complessivamente più favorevoli rispetto a molte altre realtà italiane, questo dato di partenza – precisa Capozzi – non può certamente diventare un motivo valido per abbassare la guardia. Il divario di genere, infatti, continua a manifestarsi nelle retribuzioni, soprattutto ai livelli più alti, nelle possibilità di carriera e anche nella distribuzione delle responsabilità familiari”.
“Il problema non è soltanto l’accesso al lavoro, ma la possibilità di restarci, di crescere professionalmente e di essere economicamente autonome, senza dover pagare un prezzo più alto degli uomini. Ancora oggi, infatti, la cura dei figli, della casa e della famiglia – sottolinea la rappresentante del M5S – ricade in misura sproporzionata sulle donne. Un modello culturale che si traduce in conseguenze concrete: rinunce professionali, minori opportunità di carriera e difficoltà a conciliare lavoro e vita privata. Inoltre, anche quando le donne scelgono di superare gli schemi tradizionali, troppo spesso si scontrano con un’organizzazione dei servizi che non tiene conto delle loro reali esigenze”.
“Su questo fronte, perciò, ritengo fondamentale tradurre i princìpi in atti concreti. Proprio in questa direzione ho lavorato, al punto da aver fatto in modo che negli appalti pubblici – ribadisce ancora Capozzi – vengano riconosciuti dei criteri premiali per chi è in possesso della certificazione della parità di genere, valorizzando così un approccio che riconosca e promuova l’impegno delle imprese nel contrasto alle disuguaglianze”.
“Ma anche questo non basta! È altresì necessario continuare a investire – conclude Capozzi – nei servizi per l’infanzia, rafforzare le politiche di conciliazione, promuovere la condivisione delle responsabilità familiari e contrastare le disparità retributive, insieme alle barriere che frenano la crescita professionale femminile”.



