Ferrovie. Capozzi (M5S): Nodo Ud, 40 anni di promesse che non restituiscono spazi a città

“Non possiamo più accettare la consapevolezza che, dopo interminabili decenni di attesa, si arrivi a una soluzione che realizza solo parzialmente le aspettative della città, lasciando irrisolto il tema della restituzione degli spazi urbani alla comunità”.

È questo il commento della consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) alla luce di quanto emerso questa mattina nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste nel corso dei lavori della IV Commissione, incentrati sull’audizione da lei stessa richiesta sul tema del nodo ferroviario di Udine.

“Si tratta di un’opera strategica – aggiunge l’esponente pentastellata in una nota stampa – e attesa da ormai troppo tempo non solo dai cittadini udinesi, ma anche da chi raggiunge la città arrivando da est, da chi deve arrivare a Cividale e da tutti coloro che, quotidianamente, subiscono le conseguenze di una linea ferroviaria che attraversa il tessuto urbano, condizionando pesantemente la viabilità cittadina”.

“Ci troviamo di fronte a una vicenda che si trascina da ben quarant’anni, fatta di annunci, promesse, protocolli d’intesa, finanziamenti dichiarati, costi lievitati e scadenze continuamente rinviate. Una storia – precisa Capozzi – che, strada facendo, ha alimentato le aspettative dei cittadini, ma che ci costringe ora a prendere atto di una realtà che, sulla base delle tempistiche prospettate, deve fare i conti con lavori che potrebbero concludersi solo nel lontanissimo 2039”.

“Tuttavia, c’è un altro aspetto che provoca particolare amarezza, poiché non è prevista la rimozione definitiva del sedime ferroviario, che verrebbe invece mantenuto per un eventuale utilizzo in caso di emergenza. Non si comprende, infatti, per quale ragione – prosegue l’intervento – una linea destinata a essere utilizzata in situazioni emergenziali debba essere mantenuta nel nodo di Udine e non, ad esempio, nel tratto della PM Cargnacco-Tarvisio. Il risultato è che una parte importante del territorio non verrebbe restituita alla città e alla sua comunità”.

“Emerge, infine, anche un ulteriore elemento che merita una riflessione politica e amministrativa. Dall’audizione odierna, infatti, viene alla luce una differenza evidente nei tempi e nelle modalità – sottolinea la rappresentante del M5S – con cui vengono affrontati interventi infrastrutturali diversi: per le grandi industrie di Cargnacco si riesce a procedere rapidamente, grazie a tre atti per appaltare e completare lavori complessi, mentre per i cittadini di Udine si prospettano altri tredici passaggi”.

“È perciò legittimo chiedersi perché ciò che altrove si riesce a fare in tempi rapidi – conclude Capozzi – diventi invece così complicato quando si tratta di risolvere un problema che interessa direttamente la quotidianità di migliaia di cittadini friulani”.

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