“Mi ritrovo pienamente nelle preoccupazioni espresse dal Comitato che si sta spendendo per la tutela del territorio, al punto da aver firmato con convinzione anche la petizione da esso depositata. Sul tempio crematorio a Paderno, Godia e Beivars si discute infatti di un tema trasversale, ma è bene ricordare sempre che la scelta di spostare l’attività dal cimitero di San Vito a Paderno è stata una precisa decisione politica: quella di non voler realizzare l’impianto nei pressi di viale Venezia, individuando proprio nella stessa Paderno la nuova sede”.
Lo evidenzia la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), facendo riferimento agli odierni lavori della III Commissione permanente, incentrati sull’audizione del primo firmatario della petizione che chiede la riduzione del numero massimo di cremazioni per il nuovo impianto nell’area Paderno-Beivars-Godia.
“Già ai tempi della mia attività sul territorio nel ruolo di consigliera comunale – aggiunge l’esponente pentastellata in una nota stampa – mi ero opposta a quella scelta, ritenendo l’impianto non soltanto sovradimensionato, ma anche non necessario, considerata la vicinanza all’impianto di Cervignano e a quello di Gemona”.
“L’area di Udine Est, peraltro, è già gravata da importanti infrastrutture – precisa Capozzi – che impattano fortemente sul territorio: un parco fotovoltaico da 5 MW, un ulteriore impianto che potrebbe sorgere nell’area tra Bearzi e il cimitero, antenne 4G & 5G e, ora, proprio il tempio crematorio in questione. Va da sé che, anche ipotizzando che il nuovo impianto operi nel pieno rispetto dei limiti di legge sulle emissioni, non si possono trascurare le ulteriori conseguenze legate al traffico dei veicoli adibiti al trasporto delle salme. Un traffico – specifica ancora – che inciderebbe sulla viabilità e che, insieme alla presenza dell’edificio, avrebbe inevitabili ricadute sul contesto circostante”.
“La tutela del territorio richiede invece una valutazione complessiva degli impatti, senza scaricare sempre sulle comunità – conclude Capozzi – il peso di nuove infrastrutture e di nuovi impianti. Purtroppo, però, anche questa volta l’assenza di una pianificazione regionale ha consentito ai privati di portare a termine i loro affari”.



