VERDI DI TRIESTE: PROPOSTE DELLA SERRACCHIANI A FRITTATA FATTA

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A frittata fatta la presidente della Regione Serracchiani ora va in giro con il cappello in mano a chiedere ai privati di mettere soldi per compensare il taglio di 900 mila euro imposto al Teatro Verdi dal Ministero dei Beni e delle attività culturali. Non si arrabbia con il governo amico, guidato da Gentiloni. Non chiede un immediato coordinamento con il Comune e con la Fondazione del Verdi per contestare in ogni sede il taglio di fondi da Roma. Non lavora per impugnare al Tar questa decisione ingiusta. È evidente che Debora Serracchiani sia sempre più un corpo estraneo in questa regione. E un corpo estraneo non può che avere zero “appeal” nei confronti degli investitori privati che operano nel Friuli Venezia Giulia.

È paradossale che la quota parte del Fondo unico per lo spettacolo sia stata diminuita all’unico ente lirico-sinfonico in Italia che, grazie a decisioni virtuose, ha centrato l’obiettivo di far approvare il proprio piano di risanamento, garantendo spettacoli di grande spessore e mantenendo i conti in ordine. Così come sembra una boutade – l’ennesima – la proposta della Serracchiani di utilizzare i fondi strutturali europei gestiti dalla Regione “per avviare dei corsi di formazione che valorizzino le competenze e le professionalità storicamente presenti nel teatro Verdi”. Una proposta che arriva ormai a fine corsa e fuori tempo massimo.

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