“Il fisioterapista di famiglia e l’accesso diretto alle prestazioni di fisioterapia sono due proposte avanzate dal MoVimento 5 Stelle nel 2014, durante l’approvazione della riforma Serracchiani-Telesca. Tuttavia, non vennero accolte dall’allora Maggioranza. Oggi, che vengono richieste a gran voce dall’Ordine professionale, la Maggioranza colga l’occasione per garantire quei benefici che sono stati negati ai cittadini per dodici anni”.
Lo evidenzia, attraverso una nota stampa, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), che ritorna sul tema della salute ricordando le proposte della propria forza politica durante le ultime tre legislature e aggiungendo che “anche l’approvazione dell’emendamento M5S, con cui è stata introdotta nel nostro Sistema sanitario regionale la figura del fisioterapista di famiglia e di comunità, è rimasta solo sulla carta dal 2019. L’ennesima occasione persa per alleggerire la pressione sulle nostre strutture ospedaliere”.
“Leggere che il report della Fondazione Gimbe (‘Accesso diretto alle prestazioni di fisioterapia: evidenze scientifiche e riferimenti normativi’, finanziato dall’Ordine dei fisioterapisti del Piemonte e della Valle d’Aosta) – aggiunge l’esponente pentastellata – conferma quelli che possono essere i benefici per gli utenti del Servizio sanitario. È quindi motivo d’orgoglio la consapevolezza di averlo proposto già una dozzina di anni or sono”.
“Per il fisioterapista di famiglia, inoltre, c’è qualche spiraglio all’interno delle Case di comunità, ma tale figura – prosegue Capozzi – va inserita stabilmente nell’équipe multiprofessionale di base della Casa della Comunità, accanto al medico di Medicina generale, al pediatra di libera scelta e all’infermiere di famiglia e comunità, come previsto dal Decreto ministeriale 77/2022, seguendo l’esempio della Regione Toscana, che ha già deliberato delle linee di indirizzo organizzative in tal senso”.
“Adesso bisogna fare un passo ulteriore: mettere in pratica – auspica la rappresentante del M5S – l’altra proposta avanzata nel 2014, quella di implementare i percorsi di accesso diretto al fisioterapista, senza alcun passaggio al pronto soccorso e in collaborazione con il medico di Medicina generale”.
“Secondo il report Gimbe e l’ordine professionale – conclude Capozzi – si ridurrebbero così da 740 a 300 euro i costi medi per episodio di cura ma, soprattutto, si ridurrebbero di un terzo i tempi di attesa, da 36 a 12 giorni, senza alcun aumento di eventi avversi, né differenze significative negli esiti clinici rispetto al modello tradizionale”.


