“La crescente corsa al riarmo che, purtroppo, sta interessando l’Europa e l’Italia non può essere considerata una scelta inevitabile. Né, tantomeno, può essere sottratta al doveroso confronto pubblico. Per questo motivo continueremo a sostenere ogni iniziativa volta a promuovere la pace, la piena attuazione dei principi costituzionali e, soprattutto, un modello di sviluppo capace di mettere al centro le persone e il futuro delle nuove generazioni”.
La consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), desiderando “ribadire nuovamente una posizione chiara”, prende la parola in prima persona dopo aver partecipato questo pomeriggio a Pordenone al presidio civile contro la conversione bellica delle imprese italiane.
“L’aumento delle spese militari, la riconversione industriale e la crescente integrazione tra economia civile e produzione bellica – aggiunge l’esponente pentastellata in una nota stampa che riprende alcuni passaggi del suo intervento pordenonese – sono decisioni che incidono direttamente sulla vita delle persone, sul lavoro, sul modello di sviluppo e sulla sicurezza dei territori. Il Friuli Venezia Giulia è attualmente al centro di questa trasformazione e la presenza di infrastrutture strategiche – come la base di Aviano, il porto di Trieste, l’oleodotto transalpino e i collegamenti verso l’Europa orientale – rende la nostra regione sempre più rilevante nelle strategie militari internazionali. A questo si aggiunge il crescente ricorso alle cosiddette infrastrutture ‘dual use’, destinate a un duplice impiego: sia civile che militare”.
“Se da un lato vengono infatti prospettati investimenti e ricadute occupazionali, dall’altro è altresì necessario affrontare con serietà – precisa Capozzi – anche le conseguenze di questo processo. Una regione sempre più centrale nelle strategie militari è anche una regione più esposta alle tensioni internazionali e ai rischi derivanti da eventuali escalation. Più militarizzazione, infatti, non significa automaticamente maggiore sicurezza”.
“Ho inoltre evidenziato – prosegue la nota – la contraddizione politica di chi, come la Lega, si dichiara spesso contrario alla guerra ma poi continua a sostenere, nei fatti concreti, l’aumento delle spese militari, l’invio di armamenti e le politiche di riarmo. Mi auguro che il presidente Fedriga si dichiari contrario a questa trasformazione prospettata, perché non vi sarebbero benefici per il nostro territorio, ma solo una maggiore vulnerabilità, già da tempo elevata a causa della presenza della base di Aviano”.
“Non possiamo accettare che la guerra e il riarmo vengano progressivamente normalizzati. La nostra Costituzione, all’articolo 11, afferma con chiarezza che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Un principio – sottolinea la rappresentante del M5S – che deve continuare a orientare le scelte politiche del Paese. Ma è anche necessario interrogarsi sulle priorità della spesa pubblica: ogni miliardo destinato agli armamenti è, infatti, un miliardo sottratto alla sanità, alla scuola, alla ricerca, ai trasporti e alle politiche sociali. Tutti investimenti fondamentali per garantire una sicurezza autentica e duratura”.
“Il Friuli Venezia Giulia – conclude Capozzi – deve continuare a essere un ponte tra i popoli e non trasformarsi in una frontiera della guerra. La sicurezza si costruisce attraverso la diplomazia, la cooperazione internazionale, la giustizia sociale e lo sviluppo, non certamente con una corsa permanente agli armamenti”.



