Province. Capozzi (M5S): No categorico a ripristino inutile e costoso

“La nostra, continuiamo a volerlo ribadire, è una contrarietà che non è certamente ideologica come qualcuno ha voluto far passare ma, al contrario, è profondamente fondata sul merito di questo provvedimento volto a reintrodurre le Province”.

Una posizione chiara e più volte espressa anche in sede di Commissione, quella della consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) che ha affrontato con un intervento deciso anche la prima giornata dei lavori dell’Aula incentrati sull’esame del disegno di legge 86, norma destinata a intervenire sull’ordinamento e l’istituzione delle Province, portando a una sorta di superamento degli Enti di decentramento regionale.

“Nell’arco di queste due giornate – spiega l’esponente pentastellata – saremo chiamati a esprimerci su un contenitore che non si discosta da quello che questa stessa Assemblea legislativa aveva abolito all’unanimità più di dieci anni or sono. Ebbene, questo stesso contenitore non è stato arricchito di contenuti e neppure di funzioni. Se così fosse stato, il nostro atteggiamento sarebbe stato assai diverso, perché ci saremmo trovati nella condizione di valutare un progetto più credibile, riforma vera, e, probabilmente, non avremmo espresso una posizione di chiusura”.

“Peraltro, la stessa chiusura – precisa Capozzi – è stata manifestata nei nostri confronti dall’assessore, quando ha precisato che non verrebbero toccate né le funzioni, né i confini delle future Province. Al punto che, alla luce di queste premesse, l’unico emendamento da noi presentato è quello abrogativo dell’articolo 1, che ne dispone l’istituzione”.

“I dubbi che abbiamo sollevato, peraltro, sono i medesimi – prosegue l’intervento legato al ddl 86 – che attraversano anche la Maggioranza. Non più tardi di qualche settimana fa, infatti, era intervenuto anche l’on Ciriani nel definire questa operazione un ‘poltronificio’, esprimendo quello che da tempo è anche il nostro convincimento. Dubbi legittimi che trovano ulteriore conferma negli emendamenti presentati dalla Lega e da Fratelli d’Italia, annunciati prima sulla stampa e poi depositati in aula. Un metodo che continua a svilire il lavoro del Consiglio e il confronto in sede di Commissione”.

“Con questi presupposti – rimarca ancora Capozzi – non ci sembra di assistere al modo migliore per introdurre non una semplice modifica tecnica, ma un ulteriore livello istituzionale destinato a incidere sulla vita dei cittadini e delle imprese dell’intero Friuli Venezia Giulia. Proprio per questo motivo, avevamo ritenuto opportuno ascoltare anche il parere dei cittadini attraverso un referendum consultivo: tuttavia, neppure questa proposta è stata accolta, nonostante siano stati sollevati anche dubbi di natura giuridica che, forse, avrebbero meritato un ulteriore approfondimento”.

“L’unica certezza che abbiamo al momento – evidenzia la rappresentante del M5S – è che, a partire dal 1° gennaio 2027, l’insegna degli Edr verrà sostituita da quella delle Province. Con una differenza sostanziale: alle funzioni tecniche oggi svolte dagli Edr si aggiungerà anche una non trascurabile componente politica. Ed è proprio questo che non ci rassicura. Se, in futuro, sarà necessario scegliere gli interventi di adeguamento sismico tra due istituti scolastici, mi aspetto che quella decisione venga assunta sulla base delle priorità, dell’urgenza e della sicurezza. E non certamente sulla base di valutazioni politiche che, invece, dovrebbero restare completamente estranee a questo genere di scelte. Seguendo tale logica, infatti, il rischio è che un istituto scolastico di un Comune come Udine possa essere penalizzato rispetto a quello di un Comune, per così dire, ‘amico’”.

“Esiste, infine, il tema del numero dei consiglieri provinciali, che sarà definito in un secondo momento. Se le indiscrezioni circolate sulla stampa dovessero essere confermate – conclude Capozzi – e si arrivasse a prevedere 24 consiglieri per la Provincia di Trieste e altri 24 per quella di Gorizia, credo che più di qualcuno avrebbe motivo di sobbalzare dalla sedia. Così come non possiamo continuare a banalizzare il tema dei costi. Parliamo infatti di oltre 1 milione e 314mila euro, ai quali andranno aggiunti le spese legate alle tornate elettorali e tutte quelle connesse al funzionamento degli organi politici”.

“La nostra – questo il commento finale – è perciò una contrarietà rispetto a una scatola vuota, dove paventiamo il rischio concreto che le funzioni decantate non vengano trasferite per indisponibilità degli stessi assessori”.

Torna in alto