“Nel corso della discussione odierna ricorre di continuo il richiamo all’efficienza amministrativa e alla velocità delle procedure. Tuttavia, non esiste solo questo. Esiste anche il valore del lavoro del Consiglio regionale e delle Commissioni che, invece, viene continuamente mortificato e gli addirittura 64 emendamenti sopraggiunti strada facendo ne costituiscono una prova evidente”.
Pollice verso, nei confronti del metodo alla base del disegno di legge 79, da parte della consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), quest’oggi relatrice per la Minoranza in occasione della prima giornata di lavori incentrati sull’esame del dispositivo contenente le misure multisettoriali.
“L’ampiezza del provvedimento, che già avrebbe dovuto essere assai più circoscritta, è stata ulteriormente estesa – aggiunge l’esponente pentastellata – dai numerosi emendamenti presentati dalla Giunta, in barba alle considerazioni emerse nel corso dei lavori”.
“La Maggioranza definisce questo testo una ‘manutenzione normativa’. Tuttavia, quando una legge modifica in modo trasversale decine di settori strategici – precisa Capozzi, ribadendo quanto già espresso nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste – non siamo più di fronte a semplici interventi tecnici: ci troviamo, invece, davanti a precise scelte politiche che meriterebbero un confronto pieno, trasparente e approfondito nelle Commissioni competenti. E non, come ormai sta diventando prassi consolidata, direttamente in Aula, attraverso emendamenti presentati all’ultimo momento e neanche più accompagnati da un effetto sorpresa”.
“Anche in questo ddl troviamo infatti proroghe e rimodulazioni. Se la flessibilità diventa la regola, significa – sottolinea la rappresentante del M5S – che esiste un problema strutturale nella capacità di programmazione e attuazione degli interventi. Accanto a questo impianto emergono, inoltre, numerosi interventi correttivi che testimoniano come svariate disposizioni approvate in passato siano state introdotte in maniera piuttosto frettolosa, rendendo perciò necessario un successivo intervento di revisione e adeguamento”.
“Inoltre, la scelta di accentrare nuovamente alcune procedure amministrative in capo alla Regione, sottraendole agli Enti di decentramento regionale, piuttosto che alle decadute Province, meriterebbe una riflessione più seria. Da un lato si continua infatti a parlare di Province e di valorizzazione dei territori, mentre dall’altro – prosegue la nota stampa – vengono riportate progressivamente funzioni e decisioni al centro. Si tratta di una contraddizione politica evidente, benché attraverso lo studio degli emendamenti presentati si intravveda un’inversione di tendenza”.
“Un concetto simile può essere utilizzato anche per l’urbanistica e la pianificazione territoriale: l’eliminazione di alcuni passaggi tecnici e il ricorso al silenzio-assenso vengono presentati come strumenti di efficienza. Noi tutti sappiamo però assai bene che, in materie delicate come la tutela paesaggistica e la pianificazione del territorio, la rapidità non può diventare l’unico criterio guida”.
“Anche in materia ambientale – conclude Capozzi – registriamo un approccio contraddittorio: da un lato si valorizzano i boschi vetusti e la biodiversità; dall’altro si introducono semplificazioni per le attività estrattive e per la gestione delle risorse naturali”.



