“Siamo e saremo sempre al fianco di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori di Electrolux. Vigileremo affinché il confronto odierno e quelli futuri possano far emergere prospettive concrete capaci di garantire stabilità occupazionale, sviluppo industriale e futuro per il territorio. Dietro i gelidi numeri annunciati dall’azienda, infatti, ci sono persone, famiglie e competenze costruite in anni di lavoro, nonché un tessuto produttivo all’avanguardia: un patrimonio che non può essere disperso”.
Lo evidenziano, attraverso una nota stampa condivisa, la consigliera regionale M5S Rosaria Capozzi e la deputata M5S Chiara Appendino, prendendo la parola sul delicato tema a margine dell’audizione del ministro Adolfo Urso sulla vertenza Electrolux.
“Da settimane, ormai, viviamo una fase di grande preoccupazione. Per questo motivo – aggiungono le esponenti pentastellate, facendo riferimento alla volontà di difendere lo stabilimento di Porcia e i diritti delle maestranze in esso impiegate, messe a dura prova dal rischio di un grande numero di tagli e di esuberi – continueremo a seguire questa vicenda con la massima attenzione. Il congelamento del piano rappresenta un primo segnale positivo, ma di certo non possiamo accontentarci di una semplice tregua. La vera domanda, a questo punto, è se esista realmente la volontà, da parte dell’azienda, di ritirare definitivamente il piano presentato e di sostituirlo con un nuovo progetto industriale, costruito attraverso un confronto serio con le Istituzioni e le organizzazioni sindacali”.
La stessa Appendino, durante l’audizione, ha chiesto chiarimenti sulle indiscrezioni relative a possibili manifestazioni di interesse collegate al settore della difesa o al comparto dual use, evidenziando la necessità di fare piena luce sulle prospettive industriali degli stabilimenti coinvolti e sulle ricadute occupazionali.
“Il MoVimento 5 Stelle – sottolineano le sue rappresentanti – continuerà a stare con il fiato sul collo all’azienda e al Governo, finché non vedremo il ritiro di questo piano, che rimane irricevibile, auspicando la possibilità di visionare quanto prima un nuovo e auspicabile progetto industriale sul quale si possa finalmente aprire una discussione seria. La comunità coinvolta non intende rassegnarsi e chiede con forza risposte chiare e prospettive concrete”.
“Al cauto ottimismo – conclude Capozzi – devono fare seguito nuovi segnali concreti che passino attraverso un’interlocuzione seria, concreta e responsabile, affinché venga tutelato ogni singolo posto di lavoro in un’area geografica che, nei lustri, ha saputo costruire competenze, professionalità e capacità produttive di altissimo livello”.


