
“La situazione non è ancora drammatica ma, anche alla luce del grido d’allarme da noi già lanciato due settimane or sono e delle ben poco rassicuranti evoluzioni rese note nelle ultime ore dagli organi di informazione, diventa più che mai necessario intervenire per avviare quanto prima un piano vaccinale per prevenire la diffusione dell’epidemia di Blue Tongue tra gli ovini”.
Lo richiede, dopo aver presentato anche un’interrogazione tematica a risposta orale, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle). La rappresentante pentastellata, attraverso una nota stampa, aggiunge che “seppur non si tratti ancora di uno stato di emergenza, la situazione ci preoccupa non poco e richiede l’attivazione immediata di tutti gli strumenti utili per tutelare tanto gli allevatori, tanto gli animali in pericolo”.
“Il nostro patrimonio zootecnico – aggiunge l’esponente del M5S – va sostenuto davanti a tale minaccia e, oltre ai dovuti indennizzi da riconoscere a un comparto gravemente danneggiato, è necessario procedere con una corretta attività di prevenzione per arginare la diffusione della febbre catarrale di origine virale che, trasmessa dalla puntura di insetti vettori, aggredisce i piccoli ruminanti”.
“Le normative europee concedono a ogni Stato membro – precisa Capozzi – la facoltà di attuare un programma di eradicazione: l’Italia non lo ha fatto, ma deve comunque garantire le attività di sorveglianza e monitoraggio. Il primo focolaio clinico di Blue Tongue in regione era stato individuato il 9 luglio scorso nel Comune di Artegna (Udine) e, due settimane più tardi, il Servizio Prevenzione, Sicurezza alimentare e Sanità pubblica Veterinaria della Regione ha invitato associazioni di categoria e operatori ad adottare alcune precauzioni. A partire dall’utilizzo di vaccini adeguati al sierotipo circolante sul territorio”.
“Il sierotipo BTV8 – sottolinea la rappresentante del MoVimento 5 Stelle – era stato rilevato in altre sei regioni già nell’estate del 2024 e in alcune è stato predisposto un Piano Vaccinale Obbligatorio. Inoltre, a seconda dei Piani regionali approvati, si è provveduto alla copertura dei costi d’acquisto e somministrazione, prima totalmente a carico degli operatori”.
“In Fvg – dettaglia la nota – sono stati riconosciuti almeno 31 focolai nelle ex province di Udine e Pordenone per un’ottantina di ovini interessati, 31 dei quali già morti. È pertanto necessario verificare se i nuovi focolai riguardino allevamenti e capi sui quali siano stati somministrati tempestivamente i vaccini e anche se gli allevatori potranno vedersi ristorare le spese attraverso adeguati indennizzi”.
“La nostra Iro, pertanto, mira ad appurare se e quando sia stato predisposto il Piano di vaccinazione obbligatoria, quali azioni siano state poste per prevenire i contagi dopo la sospensione dello stato di indennità da parte del ministero della Salute e anche – conclude Capozzi – se i Comuni siano stati invitati a emettere un’ordinanza per ingiungere agli allevamenti ovini di provvedere allo smaltimento mediante interramento delle carcasse degli animali deceduti”.
