“Chiedevamo due cose molto semplici: una vera campagna di informazione rivolta ai malati oncologici e ai loro familiari, ma anche l’eliminazione del requisito Isee per l’acquisto di parrucche a seguito di terapie oncologiche, affinché il contributo sia realmente accessibile a tutti coloro che ne hanno bisogno. Una misura si rivela davvero efficace non quando viene inizialmente finanziata ma, piuttosto, solo nel momento in cui riesce ad arrivare alle persone per cui è stata pensata”.
Numerosi i passaggi di rilievo, questa mattina, durante lavori della III Commissione dedicati alle parti di competenza (nel caso specifico, l’area sanitaria) della manovra di assestamento di bilancio estivo. La consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), in tal senso, dopo aver apprezzato l’attenzione rivolta alla sua istanza sullo screening del Dna fetale per le principali anomalie cromosomiche, aggiunge anche il suo plauso “davanti agli interventi su fibromialgia e endometriosi, rispetto ai quali abbiamo presentato una proposta di legge. Così come abbiamo apprezzato gli interventi per lo screening per la celiachia, il diabete di tipo 1 e la prevenzione del tumore ai polmoni”.
“Con questo emendamento, poi ritirato su richiesta dell’assessore competente che si è detto interessato e già pronto per essere ripresentato davanti all’Aula in seduta plenaria, non chiedevamo – evidenzia l’esponente pentastellata in una nota stampa – lo stanziamento di nuove risorse. Al contrario, avevamo semplicemente auspicato di fare in modo che quelle già stanziate arrivassero davvero a chi ne ha bisogno”.
“Già in occasione dell’Assestamento 2024, infatti, l’Assemblea legislativa Fvg aveva approvato all’unanimità – precisa Capozzi – un nostro emendamento che aveva incrementato di 41mila euro le risorse destinate al contributo per l’acquisto di parrucche per le persone che affrontano la perdita dei capelli a seguito di terapie oncologiche. Oggi, però, i numeri ci dicono che qualcosa non sta funzionando. Nel 2025, a vantaggio di Asufc sono stati stanziati oltre 26mila euro, ma ne sono stati utilizzati meno di 10mila; ad Asugi, su quasi 18mila euro disponibili, poco più di 5mila sono stati richiesti; ad Asfo, infine, dei quasi 15 mila euro disponibili, ne sono stati sfruttati poco più di 5 mila. In altre parole, solo un terzo delle risorse disponibili raggiunge effettivamente i cittadini. Questo significa che il problema non sono i fondi, ma il modo in cui questa preziosa misura viene costruita e comunicata”.
“Le ragioni possono essere due. La prima – spiega l’intervento – è una carenza di informazione. La seconda riguarda invece i criteri di accesso. Oggi il contributo è infatti subordinato al possesso di un Isee inferiore a 30mila euro. Con questo emendamento chiediamo perciò di eliminare questo requisito specifico, perché la parrucca, per una persona che perde i capelli a causa della chemioterapia o della radioterapia, non costituisce un bene di lusso, né un semplice accessorio estetico. Si tratta invece di un presidio che contribuisce al benessere psicologico, alla dignità della persona e alla qualità della vita durante un percorso di cura estremamente complesso”.
“La perdita dei capelli – sottolinea ancora la rappresentante del M5S – è uno degli effetti collaterali più visibili della malattia. Significa esporsi ogni giorno agli sguardi degli altri, rivivere continuamente la propria condizione e affrontare, spesso, un profondo disagio emotivo. Per molte persone poter indossare una parrucca significa ritrovare sicurezza, continuare a lavorare, mantenere relazioni sociali e affrontare le cure con maggiore serenità. Un bisogno che non cambia in base al reddito. Una persona con un Isee di 31mila euro non soffre meno di una persona con un Isee di 29mila. La malattia non guarda la dichiarazione dei redditi e nemmeno il disagio psicologico lo fa”.
“Un percorso oncologico – conclude Capozzi – comporta inevitabilmente spese aggiuntive: farmaci, trasporti, visite, assistenza e, spesso, una riduzione del reddito dovuta alle assenze dal lavoro. Anche famiglie con un reddito medio possono trovarsi in seria difficoltà economica. Fissare una soglia Isee significa escludere persone che vivono la stessa condizione e hanno lo stesso bisogno. Per questo motivo, riteniamo che il contributo debba essere riconosciuto sulla base della condizione clinica e non della situazione reddituale. La perdita dei capelli non distingue tra redditi e il disagio psicologico non è certamente maggiore o minore in base all’Isee”.


