“Auspichiamo tutti che l’istituzione dei biotopi naturali del monte Joanaz, dei prati di Spignon/Varh e del monte Craguenza metta definitivamente la parola fine alla collocazione in quest’area delle pale eoliche di 200 metri. Si tratta della dimostrazione concreta di come, quando esiste la volontà politica, sia sempre possibile trovare una soluzione per fermare grandi opere non solo impattanti ma, soprattutto, del tutto inutili per la collettività”.
Da sempre contraria alla realizzazione dell’impianto eolico nelle valli del Natisone, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) prende nuovamente la parola sulle tematiche ambientali, ricordando che “le battaglie che portiamo avanti da più di sei anni dimostrano quale sia l’idea di transizione energetica, ma soprattutto ecologica, condotta dal nostro Movimento”.
“Pianificazione e programmazione – spiega Capozzi nel suo intervento – devono consentire, infatti, di raggiungere gli obiettivi prefissati senza deturpare il paesaggio, evitando di consumare ulteriore suolo agricolo, ponendo i pannelli dove è giusto che si debbano collocare e privilegiando l’interesse pubblico di avere energia pulita e a basso costo. Ovviamente, ponendo un freno categorico alle speculazioni o alle operazioni finanziarie dei grandi fondi di investimento, ben poco interessati alle nostre terre e al nostro benessere”.
“Abbiamo apprezzato la definizione di una procedura abilitativa semplificata – aggiunge l’esponente pentastellata – che porterà alla realizzazione di un parco fotovoltaico di quasi 1 MW nella zona industriale di San Pietro al Natisone, approfittando di un campo attualmente circondato da capannoni. Queste sono le zone, già compromesse dal punto di vista paesaggistico e ambientale, dove favorire l’installazione di questi pannelli, anche se ci sarebbe ancora molto da fare al fine di utilizzare i tetti dei capannoni stessi”.
“Ecco perché, soltanto un mese fa, avevamo chiesto l’aggiornamento delle norme sulle aree idonee, visto che il Governo aveva dato la possibilità alle Regioni – sottolinea la rappresentante del M5S – di avere norme più restrittive a tutela dei nostri terreni”.
“Chi ha salvato il monte Craguenza, però, non si è mostrato parimenti interessato – conclude Capozzi – a salvare anche la nostra pianura e, purtroppo, ha bocciato la nostra proposta”.



