“L’ipotesi legata al possibile passaggio al Friuli Venezia Giulia di alcuni Comuni attualmente inquadrati nell’attiguo Veneto deve essere accompagnata da un’analisi seria e approfondita delle ipotetiche conseguenze, senza mai sottovalutare le potenziali criticità. Solo in questo modo sarà possibile affrontare con equilibrio e rispetto un percorso così complesso, tenendo sempre al centro del dibattito sia l’autodeterminazione delle comunità interessate, sia la necessità di tutelare i servizi, i diritti e gli interessi di tutti i cittadini delle due regioni confinanti”.
Sono queste le prime considerazioni espresse dalla consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) al termine degli odierni lavori della V Commissione, chiamata a riunirsi nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste per procedere alle audizioni dei primi cittadini di svariati centri veneti in considerazione del possibile passaggio alla Regione Friuli Venezia Giulia che in futuro potrebbe accoglierli.
“La volontà dei cittadini deve essere sovrana – premette l’esponente pentastellata in una nota stampa – ed è solo a loro che spetta una decisione così importante. Inoltre, anche dagli interventi dei sindaci interessati è emerso con chiarezza che si svilupperebbe un percorso non semplice e che un confronto approfondito sarebbe doveroso. Non si tratta, infatti, di pervenire soltanto a modifiche amministrative o territoriali ma, piuttosto, di una scelta che coinvolge la storia, le tradizioni, la cultura e l’identità delle comunità interessate”.
“Parliamo di cittadini che verrebbero a far parte di una Regione nella quale ritengono di potersi sentire maggiormente rappresentati e di trovare in Friuli Venezia Giulia risposte più adeguate alle rispettive esigenze. In questo quadro, inoltre, non possiamo trascurare nemmeno i legami storici, culturali e linguistici – precisa Capozzi – che uniscono alcune di queste comunità al Friuli. Basti pensare a San Michele al Tagliamento, dove i locali parlano il friulano e conservano un rapporto significativo con la nostra identità linguistica e culturale. Sono elementi che meritano di essere valutati, senza tuttavia dare per scontata alcuna posizione”.
“Accanto a questi aspetti, inoltre, vi sono però anche questioni concrete che devono essere valutate con estrema attenzione. Al di là degli elementi positivi che sono stati illustrati dagli intervenuti, occorre infatti considerare – sottolinea in conclusione la rappresentante del M5S – le possibili ricadute sul nostro Sistema sanitario regionale, sui servizi pubblici e sugli equilibri finanziari e organizzativi tra le due amministrazioni regionali. Basti pensare ai numerosi cittadini del Pordenonese che attualmente sono ancora senza un medico di Medicina generale”.



