PROPOSTA DI LEGGE NAZIONALE N. 13 – RELAZIONE DI USSAI

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Signor Presidente, Signori Consiglieri,

In merito al tema in discussione scandisco parole molto chiare: il MoVimento 5 Stelle è da sempre favorevole a prevedere modalità di rendicontazione puntuale di ogni spesa che interessi denaro pubblico.

Altrettanto chiaramente, esprimo la nostra contrarietà alla proposta di legge oggi in esame. Il primo motivo che ci spinge a votare contro la proposta è legato al fatto che siamo convinti che il dl 30 ottobre 1995, n. 451 (“Disposizioni urgenti per l’ulteriore impiego del personale delle Forza armate in attività di controllo della frontiera marittima nella regione Puglia”) – conosciuto anche come “Legge Puglia” – non vada solo cambiato, come proposto dai colleghi, ma superato in quanto inadeguato a affrontare la situazione attuale. Quel decreto era nato per rispondere a una emergenza localizzata e temporanea – gli sbarchi di molte persone albanesi in Italia – in un contesto storico molto diverso dall’attuale; i centri disciplinati dalla Legge Puglia di cui agli articoli 8, 9 e 11 del d.lgs. 18 agosto 2015, n.142 (“Attuazione della direttiva 2013/33/UE e 2013/32/UE”) sono infatti quelli dedicati alla prima accoglienza e specialmente all’accoglienza straordinaria. Non vogliamo continuare a lavorare nell’emergenza in condizioni “straordinarie”, l’accoglienza deve tornare a essere un processo ordinario e controllato. Il secondo motivo che ci spinge al voto contrario è la convinzione che discutere di questa proposta di legge facendola passare per una legge sulla rendicontazione e sulla trasparenza delle cooperative è a nostro avviso solo strumentale al discredito degli enti e delle associazioni che gestiscono le strutture di accoglienza: noi ci rifiutiamo di partecipare a questo gioco. Infine, riteniamo che il voto di questa proposta di legge nazionale da parte di questo Consiglio sia anche del tutto inutile dato che il testo è un “copia e incolla” di un’altra proposta di legge già depositata in Parlamento dai colleghi di partito del consigliere Ciriani.

In ogni caso, entrando nel merito del tema della rendicontazione puntuale e sgomberato il campo da attacchi strumentali, diamo atto alla proposta di suggerire una soluzione, seppur a nostro avviso sbagliata, a un problema reale: le citate norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e le misure straordinarie di accoglienza dei migranti presentano alcune ambiguità che devono essere sanate. Infatti, il decreto legislativo 142/2015 – all’articolo 9 (Misure di prima accoglienza), comma 2-, prevede che la gestione dei centri di prima accoglienza possa essere affidata ad enti locali, anche associati, alle unioni o consorzi di comuni e ad enti pubblici o privati, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici. Fin qui, tutto bene. Al comma 3 però si dice che i centri di accoglienza per richiedenti asilo già istituiti alla data di entrata in vigore del decreto “svolgono le funzioni di cui al presente articolo”. Ecco quindi la prima lacuna: mentre viene chiaramente scritto che le strutture svolgono le funzioni di centri di accoglienza, non è esplicito che ne seguano le procedure (e quindi i rendiconti). Proponiamo quindi in Aula un emendamento che elimini questa ambiguità. La seconda lacuna si trova all’articolo 11, che riguarda le misure straordinarie di accoglienza e prevede che nel caso in cui sia temporaneamente esaurita la disponibilità di posti all’interno delle strutture a causa di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti, l’accoglienza può essere disposta dal prefetto in strutture temporanee individuate dalle prefetture secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici. E’ consentito però, nei casi di estrema urgenza, il ricorso alle procedure di affidamento diretto ai sensi del decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 451. Ecco qui il secondo vuoto normativo: non è chiaramente affermato nella norma che le spese sostenute per l’attivazione e la gestione di queste nuove strutture temporanee individuate nei casi di estrema urgenza, debbano essere rendicontate.

Per sanare questo vuoto, evidenziata dai consiglieri Ciriani e Zilli, in Commissione abbiamo già proposto un nostro emendamento alla legge: prevediamo che nel regolamento vengano individuati i criteri e le modalità di utilizzo e di erogazione dei fondi nonché di rendicontazione delle spese effettivamente sostenute per l’attuazione degli interventi straordinari. Lo ripresentiamo in Aula perché siamo convinti che questo emendamento abbia due vantaggi: risolve la lacuna presente nella legge e nel contempo non paralizza l’attività degli enti deputati all’accoglienza come invece farebbe la proposta Ciriani-Zilli secondo la quale gli enti dovrebbero infatti anticipare le spese. Pensiamoci: chi ha fondi disponibili da destinare all’accoglienza? Chi, se non le cooperative che tanto cerchiamo di smascherare, quelle cioè che davvero lucrano sui soldi destinati all’accoglienza a spese dei cittadini? La proposta in esame va rigettata poiché finirebbe per favorire proprio loro.

A latere della discussione su questa legge che, ripeto, secondo me ha molto poco a che fare con la situazione in Friuli Venezia Giulia dove, nonostante gli arrivi via terra, è difficile che si presenti la necessità di insediare “in estrema urgenza nuove strutture temporanee a causa di arrivi inaspettati, consistenti e ravvicinati di richiedenti asilo, la discussione odierna proposta dai colleghi mi permette di parlare di un tema che invece sì riguarda la nostra Regione. Il Consigliere Ciriani, in Commissione, in sede di dibattito della legge, è riuscito ad accusare il prefetto di Udine di mettere la gente “dove capita” e la Croce Rossa Italiana di ricevere finanziamenti troppo elevati (35 euro al giorno) a fronte dei servizi erogati[1].

Ricordiamo che la gestione dell’ex caserma Cavarzerani è stata affidata dalla Prefettura di Udine alla Croce Rossa Italiana il 22 maggio 2015 tramite una procedura di assegnazione diretta secondo la quale la CRI riceve 25 euro (non 35) a ospite al giorno (incrementato rispetto ai 18 euro iniziali). Sappiamo tutti che vari aspetti della gestione sono anomali, il primo dei quali è senz’altro la mancanza di un inquadramento giuridico della struttura: si tratta di una forma ibrida, tra Cas e Cara, nata sull’onda dell’emergenza per evitare che le persone dormissero per strada o nei parchi della città. Tutti i dettagliati report delle visite effettuate al centro da parlamentari e europarlamentari hanno evidenziato criticità: troppe persone, una copertura sanitaria e psicologica insufficiente, l’assenza di un’appropriata assistenza legale, e condizioni igieniche non ottimali. Altra cosa sono le detestabili – e inaccettabili – insinuazioni a carico di volontari e persone oneste che offrono gratuitamente il loro tempo per rendere un pochino meno traumatico l’arrivo dei migranti nelle nostre città. Se il consigliere Ciriani è a conoscenza di fatti gravi a carico della CRI, gli chiedo di recarsi al più presto in Procura a denunciarli, a tutela di tutte le persone oneste. Da parte nostra, rigettiamo le accuse generalizzate non circostanziate che alimentano solamente sterili dibattiti.

Proponiamo invece, archiviata questa discussione su una norma concettualmente sbagliata, di richiedere la presenza in VI Commissione del dott. Fabio Di Lenardo, direttore del Comitato Provinciale di Udine della Croce Rossa Italiana perché presenti la convenzione stipulata tra la Prefettura e la CRI, e chiarisca quali sono i servizi che l’ente gestore è tenuto a fornire a fronte del corrispettivo economico ricevuto, e quali i servizi effettivamente erogati. Auspichiamo anche la presenza del dott. Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, che ha annunciato che a marzo si sarebbe tenuta una gara d’appalto per l’affidamento in gestione della caserma Cavarzerani e che ha recentemente emesso un provvedimento restrittivo per i richiedenti asilo ospitati nei Comuni della Provincia di Udine. Su queste azioni vorremmo essere informati al fine di poter svolgere al meglio il lavoro che ci è proprio, quello cioè di monitoraggio e di indirizzo delle politiche sul territorio regionale, in un’ottica di una proficua collaborazione tra le istituzioni che assicuri la migliore convivenza possibile tra i cittadini e i richiedenti asilo.

Ricordo infatti a tutti le responsabilità politiche evidenziate dalla Procura che, archiviando le accuse a carico dei volontari dell’associazione “Ospiti in arrivo” che si occupa della prima accoglienza dei richiedenti asilo a Udine, ha recentemente affermato: i loro modi sono «anche improvvisati e del tutto estemporanei» ma fanno fronte alla «temporanea ma significativa incapacità delle istituzioni a fare fronte» all’emergenza.

Concludo quindi confermando la nostra contrarietà a questa legge che persegue un modello di risposta alla crisi che definiamo “emergenziale”, simile a quello applicato in risposta alla situazione di emergenza nei Balcani. E ci pare incredibile che il dl 17 febbraio 2017, n. 13 – il cosiddetto Decreto Minniti – torni ancora a citare la legge Puglia per fornire, in maniera piuttosto maldestra, una cornice giuridica agli hotspot voluti dall’UE. Stephane Jaquemet, delegato dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per il Sud Europa, ospite recentemente a Trieste ha ricordato che il problema della gestione dei richiedenti asilo in Italia è che ci sono più persone accolte nei grandi centri per l’emergenza che nelle strutture dell’accoglienza diffusa. Ribadiamo con chiarezza la nostra posizione sulla gestione dei richiedenti asilo in questa Regione: non possiamo permetterci di costruire l’accoglienza sull’emergenza (e quindi utilizzando grandi centri) sulla base di azioni estemporanee e occasionali. L’arrivo dei richiedenti ci chiede un intervento quotidiano, coordinato e – siamo totalmente d’accordo con voi, cari colleghi – vigilato dagli enti preposti. Il nuovo schema di capitolato per la fornitura di beni e servizi relativi alla gestione e al finanziamento delle strutture di accoglienza dei migranti approvato il 7 marzo 2017 dal Ministero dell’Interno recepisce tutte le indicazioni fornite dall’Autorità nazionale anticorruzione. Può rappresentare a nostro avviso uno strumento capace di assicurare uniformità delle procedure ed un più efficace controllo e monitoraggio. Già oggi il modello Sprar fornisce elevate garanzie in termini di rendicontazione economica: pretendiamo una rendicontazione puntuale delle attività, pretendiamo che i nostri Comuni entrino al sistema Sprar!

[1] “Sappiamo tutti che le prefetture, prese dall’emergenza, alla fine mettono la gente dove si può e dove capita” (…) “Qui abbiamo gente che ha guadagnato una marea di soldi sulla testa … sulla pelle … di questi qua … di questi “ospiti” che sono trattati certe volte in condizioni disumane. Io son stato alla Caverzerani, vi invito anche voi ad andare a vedere perché no … insomma … ecco … ecco, se siete stati vi siete resi conto no, di com’è la situazione e non potete onestamente dire che 35 euro al giorno per tenere una persona sotto una tenda e dargli un piatto di pastasciutta … mi pare un po’ tantino, un po’ tantino.” (…) “Non si riesce a determinare quale sia il margine di questo business. Per questo non si capisce se le cose costano 100, mille o diecimila. L’unica cosa che è certa è che lo Stato da 35 euro/pro die /pro capite e questa è l’unica cosa certa. Tutto il resto è nell’indeterminatezza più totale.” VI Commissione, 9 marzo 2017.

Andrea Ussai
consigliere regionale M5S Fvg

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