LEGGE PER LA VALORIZZAZIONE E LA PROMOZIONE DELL’ECONOMIA SOLIDALE: INTERVENTO DI USSAI

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In qualità di relatore di minoranza ma anche di firmatario di questa proposta di legge ci tengo a farvi sapere che il tema dell’economia solidale mi sta da sempre molto a cuore. Non nascondo il mio conflitto di interesse: faccio parte di un gruppo di acquisto solidale a cui in passato ho partecipato in maniera attiva e frequento le botteghe del commercio equo e solidale fin dalle scuole dell’obbligo, da quando per acquistare i prodotti bisognava avere la tessera di socio. È anche per questo che ho deciso di impegnarmi politicamente nella convinzione che le istituzioni devono cambiare e fare propri nuovi modelli che non si limitino a ridistribuire la ricchezza ma che promuovano uno sviluppo sostenibile sia sul piano sociale che ambientale. Una società più equa e con al centro, non l’individuo come mero produttore e consumatore, ma come soggetto in relazione solidale alla comunità in cui vive.

Questa legge non è, come qualcuno ha detto, mirata alla divulgazione della conoscenza dei principi dell’economia solidale. Questo si fa nelle aule universitarie di economia nei corsi che insegnano “solidarity economy”. No, questa è una legge che parla della costruzione di comunità locali la cui coesione si basa sui principi di solidarietà e cura dei beni comuni. Una legge che parla di cittadini e di comunità che si auto-organizzano e condividono quali valori cardine del loro stare assieme la solidarietà, la gratuità e la collaborazione. Non solo, con questa legge riteniamo che questa loro forma di organizzazione sociale sia un modello socio-economico che non deve stare ai margini dell’economia reale ma che possa essere la strada maestra da percorrersi per affrontare la crisi economica, occupazionale e ambientale che stiamo attraversando. Mi ritrovo perfettamente d’accordo su questi principi e auspico quindi che questo Consiglio approvi all’unanimità questa legge.

Non posso esimermi però dal segnalare – non posso per me, per questa legge e per il senso del dibattito civile in questa sede – che il percorso che i consiglieri di maggioranza hanno scelto di seguito per arrivare a discutere questa legge oggi qui ha mancato di rispetto ai principi sanciti in questa legge e ai principi della leale collaborazione istituzionale. Come spiegato, questa legge ha avuto una genesi molto lunga: è una legge che ci è stata proposta dal Forum dei beni comuni del Friuli Venezia Giulia, io l’ho sostenuta da subito partecipando alle riunioni organizzate dal Forum ed estese a tutti i consiglieri interessati. La condivisione iniziale è durata ben poco: tre consiglieri di maggioranza hanno presentato la proposta di legge nell’estate 2015 senza alcun dialogo, al solo scopo di potersene vantare durante un incontro pubblico. Evidenza ne è il fatto che la proposta è rimasta lettera morta per il successivo anno senza il presidente della seconda commissione, nonché primo firmatario, la portasse in discussione per un adeguato confronto.

Nell’ estate 2016, su sollecitazione nostra e del Forum, abbiamo avuto un incontro con il consigliere Codega e il consigliere Gratton a seguito del quale, il 22 luglio abbiamo condiviso una proposta sulla quale il nostro gruppo ha nel mese di agosto, potete non crederci ma è così! per studiare, per migliorare in attesa di portare all’incontro di settembre una buona proposta di lavoro in condivisione. Il giorno 8 settembre ho ricevuto questa mail: Buongiorno, si invia in allegato la proposta di legge “Norme per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale”. Qualora foste interessati a sottoscriverla, si chiede di segnalarlo entro le ore 12.00 di venerdì 9 settembre p.v. Ho sottoscritto mordendomi le labbra per non rallentare l’iter della legge e preparando gli emendamenti sulla bozza arrivatami per il successivo passaggio in Commissione. Ho tolto gli emendamenti elaborati in agosto che avrebbero cambiato l’impianto della legge, perché preoccupato di rispettare il lavoro di tutti. La commissione è stata convocata per mercoledì 8 marzo alle 14.30. Il giorno 7 marzo alle ore 17:58 ho ricevuto in via collaborativa la seguente mail: ti inoltro gli emendamenti che domani intendo presentare. (…) Fammi sapere. Ho aperto la mail e ho trovato 12 emendamenti per una legge di 11 articoli: 3 modificativi e 9 interamente sostitutivi, che cambiavano sostanzialmente l’impianto della legge cercando di dare risposta a un rilievo fatto dagli uffici fin dallo scorso luglio e formalizzato nel dossier arrivato a gennaio.

Perché racconto queste cose a voi, colleghi consiglieri? Per due motivi, il primo è per sottolineare – l’abbiamo fatto più volte, noi e altri colleghi delle opposizioni – come sia difficile e faticoso trovare in questa maggioranza spazi per collaborare in modo costruttivo al fine di rendere un buon servizio alla collettività. Il secondo è per richiedere con forza che le parole abbiano un senso, in questo Consiglio e in questa legge. La partecipazione è una cosa seria. I colleghi dicono che questo è stato un percorso partecipato: non è vero. È stato un percorso raccapezzato per tenere insieme diverse istanze. Mercoledì in Commissione ci siamo sentiti dire: “ci piacciono i vostri emendamenti, vediamo come farli entrare nella nostra proposta”. Eh no, questo non è un percorso “partecipato”, come dite voi. I percorsi seri di costruzione collettiva delle idee prevedono momenti chiari a cui far corrispondere azioni diverse: momenti di raccolta di idee, di analisi, di confronto, di stesura a più mani. Questo è un percorso condiviso. Alla stessa maniera, e questo mi interessa molto di più, richiedo con forza che le parole abbiano un senso in questa legge.

Questa legge che in fondo non è che un primo germe di una legge sulla partecipazione pubblica. Forse per questo che è stato tanto difficile generarla, perché non siamo abituati, o siamo forse (in)consciamente riluttanti a fare ciò che la partecipazione impone: riconoscere che le opinioni di tutti contano, e questo implica prenderci del tempo e perdere la quota di potere che ci siamo ritagliati. Rifiuto quindi totalmente l’idea che questa legge fissi dei principi di partecipazione che poi devono essere messi in pratica e resi operativi da regolamenti della Regione senza nemmeno prevedere un parere dei rappresentanti nominati dalle Comunità dell’economia solidale. Con le modifiche introdotte dalla maggioranza, la Regione decide: a) le modalità di convocazione e di svolgimento dell’assemblea delle Comunità, nonché i criteri di ammissione dei suoi partecipanti, b) le modalità di convocazione del Forum, c)le modalità di convocazione e di funzionamento del Tavolo, e infine d) le modalità e i criteri di attuazione delle iniziative previste! Non secondario, rifiuto l’idea che non sia lasciato spazio ai cittadini di auto-regolamentarsi e soprattutto che i regolamenti decidano le modalità e i criteri di attuazione delle iniziative. Insomma, noi diciamo quali cittadini possono partecipare, come e quando devono riunirsi!

Io non credo che sia assolutamente questa la direzione che in futuro debba prendere la legge: è per questo che gli emendamenti che noi proponiamo – e che riteniamo fondamentali – insistono sulla necessità di creare un contesto culturale che si rifà ai principi dell’economia solidale per la costruzione di comunità locali la cui coesione si basa sui principi di solidarietà e cura dei beni comuni. È per questo che proponiamo che presso le istituzioni scolastiche e formative di ogni ordine e grado, la Regione promuova specifici progetti e interventi di sperimentazione di forme di economia solidale per la diffusione di una cultura della reciprocità, della collaborazione solidale, della gratuità e della responsabilità verso il bene comune. E parimenti, vorremmo che il “Portale web dell’economia solidale” fosse pieno di contenuti. Certo, il fine deve essere “divulgare principi, obiettivi, criteri e modalità operative dell’economia solidale”, ma soprattutto deve a nostro avviso informare in merito alla pratiche e ai progetti di economia solidale avviati dalle Comunità di economia solidale, portare a conoscenza delle comunità interessate i patti di filiera attivati e promuoverne l’adesione. E non ultimo, promuovere le Comunità dell’economia solidale quali laboratori di sperimentazione civica, economica e sociale, in funzione della valorizzazione della dimensione locale.

All’inizio di questo percorso, il Forum dei Beni comuni ci ha chiesto due cose: 1. che la Regione riconosca i soggetti dell’economia solidale, le loro forme di organizzazione e rappresentanza, e che riconosca loro un luogo di confronto istituzionale; 2. supporti la diffusione delle loro pratiche e dei loro progetti Il movimento 15M e l’esperienza della città di Porto Alegre sono stati momenti fondanti e esemplari della cultura della partecipazione e sono stati organizzati attorno a dei tavoli in una piazza! Qui si è riusciti a proporre le “Comunità di economia solidale” (la cui natura giuridica non è ancora chiara), che si riuniscono in Assemblee che votano i loro rappresentanti al Forum che vota i propri rappresentanti al Tavolo che dialoga con istituzioni che votano senza consultarli 4 regolamenti diversi che disciplinano tutti i momenti della partecipazione! Forse, se si fosse riuscito a organizzare un percorso chiaro e condiviso di stesura della legge, saremmo riusciti a fare di meglio. Ritengo che questa legge sia una grande occasione presa: far riconoscere alla Politica la voce dei cittadini che si organizzano. E una grande occasione persa: avremmo potuto dimostrare che i principi della legge li abbiamo capiti, li abbiamo fatti nostri e li abbiamo messi in pratica nel nostro lavoro quotidiano all’interno di questo Consiglio.