LEGGE ELETTORALE FVG: ECCO COSA PROPONIAMO

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La nostra proposta di legge, che prevede misure volte a favorire l’aumento della partecipazione dei cittadini alla vita politica, è stata depositata il 4 ottobre 2013, neanche sei mesi dopo la nostra elezione in Consiglio. Abbiamo voluto fosse chiaro fin dall’inizio del nostro mandato che chi si trova a gestire la cosa pubblica, e quindi programma e pianifica il presente e il futuro della nostra Regione, deve agire con la stessa immediatezza utilizzata nell’affrontare le problematiche della vita reale.

Ci troviamo solo oggi, a meno di un anno dalla fine della legislatura, a discutere le diverse proposte di legge depositate dai gruppi di maggioranza e opposizione in pendenza di una legge elettorale nazionale, con le ultime amministrative alle spalle e il definitivo avvio della campagna elettorale regionale e nazionale.

Dopo quattro anni la maggioranza non ha ancora ben chiare quali siano le modifiche da fare, a quali rinunciare e per quali scendere a patti. In Comitato ristretto ci sono stati segnalati i quattro punti su cui la maggioranza ha aperto un possibile dialogo: il numero massimo di mandati dei consiglieri, la doppia preferenza di genere, l’ineleggibilità dei sindaci e la revisione generale delle altre cause di incompatibilità ed ineleggibilità. Nulla è stato proposto per rimediare ad una evidente criticità dell’impianto attuale della legge elettorale regionale: costruita per inculcare il bipolarismo ad una popolazione fondamentalmente pluralista, si dimostra profondamente ingiusta quando, alla prova dei fatti e nonostante le evidenti discriminazioni, come il divieto per il candidato presidente di presentarsi come candidato nelle liste circoscrizionali e la conseguente esclusione dal consiglio se non secondo classificato, una forza politica molto consistente si affaccia sulla scena politica. Il Presidente di questa regione governa con il 39,34% di voti, un candidato presidente che ha ottenuto il 19,21% dei voti NON siede in consiglio.

A nulla è servito il Comitato ristretto da cui è emerso solo che la PDL 40 presentata dai Cittadini sarà il testo base da cui partire e gli altri testi di legge verranno abbinati.

Riprendiamo qui gli elementi che caratterizzano la nostra proposta:

Esclusività del mandato elettorale: nessun eletto, dal consigliere circoscrizionale al deputato europeo, passando per tutti i livelli istituzionali, può ricoprire contemporaneamente un’altra carica elettiva. Per il Movimento è fondamentale rispettare la volontà degli elettori e il mandato per cui si è eletti. Da questo presupposto nasce la nostra proposta di estendere a tutti i sindaci, e anche a tutti i consiglieri comunali, l’ineleggibilità in Consiglio regionale, che naturalmente deve valere anche in direzione opposta. Crediamo infatti che se un sindaco o un consigliere volesse competere alle elezioni del Consiglio regionale, potrebbe aspettare in tutta tranquillità la fine del suo mandato. Idem per i consiglieri regionali che approfittano del ruolo per poi candidarsi sindaco. Una persona che ha ottenuto la fiducia dei cittadini, e che quindi li rappresenta, non dovrebbe, anche solo dopo pochi mesi dalla propria elezione, “tentare l’avventura per il livello successivo” inseguendo ambizioni personali e poi decidere quale carica scegliere o, peggio ancora, riprendere come nulla fosse quello che stava facendo, nel caso andasse male. Ne perde la credibilità della democrazia e si incrina il rapporto fiduciario dei cittadini nei confronti della politica, come ci hanno dimostrato le ultime votazioni.

Massimo di due mandati elettivi in assoluto. Riteniamo che dieci anni, il tempo di due mandati, a servizio del cittadino per la gestione della cosa pubblica, siano più che sufficienti per dispiegare le capacità dell’eletto in modo costruttivo lasciando poi lo spazio ad altri, ugualmente o anche maggiormente capaci. La politica non deve essere una professione ma un servizio. Oltretutto, è necessario riattivare un salutare ricambio degli occupanti gli scranni del cosiddetto ‘potere’ perché il tempo crea necessariamente abitudini e legami che possono essere di impedimento al fluire delle novità ed ai cambiamenti che avvengono nella società. Da questi principi parte la nostra proposta a limitare a due mandati, anche non consecutivi, il tempo per gli eletti in Consiglio regionale.

Valorizzazione del voto dei cittadini e rispetto della proporzionalità. Escludere dal Consiglio regionale i candidati presidenti di liste e coalizioni che raggiungano la soglia della rappresentatività significa un tradimento dell’espressione di voto. E’ quindi necessario includere tra gli eletti in Consiglio anche gli altri candidati alla presidenza della Regione e non solo il secondo come è ora, qualora le liste o coalizioni che li supportano abbiano superato la soglia di ammissibilità, ma anche istituire un turno di ballottaggio per consentire al Presidente eletto di governare con una reale maggioranza di consensi.

Riparare queste ingiustizie significherebbe rivedere completamente l’impianto della legge elettorale, ed è evidente come a meno di un anno dalla scadenza della legislatura questo sia impossibile. Un possibile e semplice rimedio è la cancellazione del divieto per il candidato Presidente di presentarsi come candidato nelle liste circoscrizionali. Divieto che tra l’altro non esiste in alcuna altra legge elettorale regionale quando non è addirittura obbligatorio come in Sicilia.

In Commissione abbiamo presentato diversi emendamenti che hanno ripreso gli articoli della nostra proposta di Legge chiarendo quali sono i punti imprescindibili oltre i quali la mediazione non sarà possibile. Li abbiamo altresì ritirati, ma verranno ripresentati in aula, per dare il tempo alle varie forze politiche in campo di trovare, se possibile, un accordo. Consapevoli che il processo democratico deve necessariamente prevedere un punto di mediazione che avvicini il più possibile le diverse istanze rappresentate nella discussione, che, in ultima istanza, ci sono sembrate una generale richiesta di parità di trattamento fra organi elettivi regionali e comunali, dichiariamo che potremmo convergere su una proposta che:

– estenda l’ineleggibilità dei Consiglieri regionali a Sindaco, mantenendo l’attuale ineleggibilità dei Sindaci a Consigliere regionale spostando al limite della presentazione delle candidature le dimissioni dalla carica

– estenda ai Consiglieri regionali il massimo di due mandati consecutivi

– consenta al candidato Presidente regionale di presentarsi anche come candidato consigliere nella lista della circoscrizione di appartenenza

– consenta, qualora il numero di candidati eleggibili in una circoscrizione risulti dispari, di presentare liste con un ulteriore candidato a garanzia della tutela della parità di genere.

Riguardo alla doppia preferenza di genere crediamo che non sia necessario prevedere una misura così facilmente strumentalizzabile come questa per aumentare la partecipazione attiva delle donne alla politica, e che le azioni da compiere siano a monte. Ma per noi, come gruppo consiliare, non sarebbe un ostacolo imprescindibile e non ne faremmo una questione di principio, se questo rimanesse l’unico impedimento alla condivisione di una proposta.

Non riusciamo però a capire perché, nella proposta di legge 40, sia stata abrogata la disposizione che prevede un sistema premiale di riparto delle risorse economiche ai gruppi consiliari composti anche da donne. Si concede di apporre due preferenze sulla scheda elettorale purché differenziate nel genere, ma si decide di abrogare i commi che prevedono forme di incentivazione nei confronti del gruppo sotto rappresentato, nei riparti delle risorse spettanti ai diversi gruppi consiliari, ritenendo superato il problema delle “pari opportunità” con la doppia preferenza.

Vale la pena di citare i commi 1 e 2 dell’articolo 32 che si vogliono abrogare: “1. La Legge regionale promuove la pari opportunità di accesso alla carica di consigliere regionale a favore del genere sotto rappresentato mediante forme di incentivazione o di penalizzazione nel riparto delle risorse spettanti ai
gruppi consiliari. 2. Per “genere sotto rappresentato”, ai fini della presente legge, si intende quello dei due generi che, in Consiglio, è rappresentato da meno di un terzo dei componenti…”

E’ così sicuro il genere maschile di non finire sotto rappresentato nei prossimi anni? A differenza dell’immagine che i media e le altre forze politiche da sempre cercano di propagandare, il Movimento 5 stelle non è una forza politica antisistema, antagonista e anti politica.

Siamo perfettamente in grado, infatti, di misurare le nostre proposte al fine di ottenere un risultato che soddisfi i principi che ci stanno a cuore, mediando le esigenze delle diverse parti politiche. Certo è che, se alla fine prevarrà il “liberi tutti” sull’ineleggibilità dei sindaci, e se rimarrà possibile il terzo mandato, o se si insisterà in modo imperativo sul bipolarismo, allora meglio lasciare tutto così
com’è e rimandare la discussione alla prossima legislatura.