LA REGIONE NON DIFENDE L’ACQUA COME BENE COMUNE. INTERROGAZIONE M5S PER SAPERE SE SONO STATE DEFINITE REGOLE UNIFORMI PER TUTELARE I CITTADINI.

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Come al solito la Regione, pur avendo disciplinato con legge regionale il Servizio idrico, non è in grado (o non ha interesse) a definire regole uniformi per tutelare i cittadini, che oggi -a seconda del Gestore di riferimento- si trovano di fronte a comportamenti diversi, che possono andare dalla semplice richiesta scritta, alla chiusura dell’utenza o alla messa in vendita della casa.

Il problema del caro bollette è tristemente di attualità, come la grave crisi economica che colpisce migliaia di famiglie e imprese. Conseguenza di tale situazione è l’effettiva difficoltà a far fronte alle scadenze di tutti coloro che sono rimasti privi di mezzi di sussistenza senza colpa e che si vedono anche negare l’accesso ad un bene primario come l’acqua.

Dopo quanto apparso sulla stampa in merito al comportamento del CAFC che, per risolvere una grave situazione di morosità che raggiunge il 10% del bollettato, ha iniziato a piombare le utenze  che non risultano assistite dai servizi sociali, il M5S ha pertanto presentato una interrogazione urgente in Consiglio per sapere se sono state predisposte delle linee guida uniformi da parte delle Consulte d’Ambito per gestire le situazioni di morosità degli utenti, al fine di evitare trattamenti diversi a seconda dei gestori, in questo grave momento di crisi economica.

La Giunta nella seduta odierna, nel precisare che la riscossione della tariffa è un obbligo da parte dei gestori del Servizio, ha segnalato che è in corso a livello nazionale un’azione di omogeneizzazione delle tariffe e che esistono proposte normative nazionali sull’accesso universale all’acqua per le utenze deboli. Nessuna risposta però è stata data né al Consiglio né ai cittadini.

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