“I tagli sulla spesa per il personale rischiano di mettere in ginocchio la sanità pubblica e trasferire l’erogazione delle prestazioni ai privati”

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Il M5S ha chiesto ufficialmente di discutere nella commissione regionale che si occupa di sanità la delibera che illustra le “Linee annuali per la gestione del servizio sanitario e sociosanitario” per l’anno 2019.
“Crediamo – spiega il consigliere pentastellato Ussai- che sia urgente un confronto con assessore e sindacati sulle diverse criticità emerse nella delibera che stabilisce gli obiettivi, i risultati attesi, nonché le risorse a disposizione degli Enti del servizio sanitario regionale.” Questa la richiesta del M5S dopo le osservazioni sollevate in questa settimane dai sindacati.
“La prima criticità – continua Ussai – riguarda i numerosi tagli: dalla spesa per il personale (-1%) a quella per i dispositivi medici (-3%). Una spending review che continua da anni! Ad esempio, presso l’Azienda triestina nel solo 2018 si è avuto un risparmiato sulle assunzioni di circa 1 milione di euro, con una carenza di infermieri pari a 120 unità, la riduzione di 43 dipendenti amministrativi, il taglio di 76 posti letto, la chiusura di diversi reparti o l’accorpamento come avvenuto per l’oncologia che è stata unita all’ematologia nonostante avesse un reparto nuovo appena ristrutturato.”
La nostra preoccupazione è che il perdurare dei tagli al personale, in un quadro di organici già in sofferenza, possa mettere in ginocchio la sanità pubblica spianando la strada al trasferimento dell’erogazione delle prestazioni ai privati.
Volontà della Giunta peraltro neanche tanto nascosta dato che nella stessa delibera si obbligano le aziende a utilizzare le risorse per l’abbattimento delle liste di attesa acquistando una quota di almeno il 40% da erogatori privati convenzionati, in aggiunta al budget già loro assegnato.
In campagna elettorale la maggioranza aveva promesso esami diagnostici e visite specialistiche nelle ore serali per abbattere le liste di attesa. In realtà, attualmente non riusciamo nemmeno a far lavorare le apparecchiature diagnostiche sei giorni su sette e dodici ore al giorno come prevede la normativa. Mi chiedo: come riusciranno ad estendere l’apertura degli ambulatori se si taglia proprio sul personale? Evidentemente saremo costretti a esternalizzare la maggior parte delle prestazioni per cercare di rispettare i tempi previsti.
Un altro punto critico riguarda la valutazione della produzione delle Azienda sanitarie, secondo la delibera non allineato con la crescita del numero di personale dipendente. Vorremmo capire in base a quali parametri e con quale modalità si è misurato questo calo di produttività e soprattutto dove sono andati a finire i finanziamenti al comparto sanità che, come afferma lo stesso assessore Riccardi, “sono cresciuti di 200 milioni di euro negli ultimi due anni”.
Infine dopo il danno anche la beffa, perché dalle “linee per la gestione” non è chiaro se le risorse aggiuntive regionali (RAR) potranno ancora essere utilizzate per pagare i turni aggiuntivi (impiegati ad esempio per permettere le ferie estive del personale) e per pagare inoltre la maggiorazione legata al riconoscimento del “disagio” per i turni. Se non fosse così il personale turnista potrebbe trovarsi una riduzione dello stipendio mensile di circa 150 -200 euro e dall’altro lato nel periodo estivo molti reparti si troverebbero a dover chiudere per un organico inadeguato.
Il rischio di depauperare il servizio pubblico è reale e l’Assessore non può continuare a sfuggire il confronto!

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