IL MESSAGGERO VENETO DEFINENDO I CONSIGLIERI REGIONALI ANALFABETI TECNOLOGICI STA FORSE CHIEDENDO LE DIMISSIONI DELL’ASSESSORE VITO?

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«Oggi i lettori del Messaggero veneto, invece di trovare il consueto editoriale del direttore responsabile Tommaso Cerno, hanno potuto leggere un intervento dell’ingegnere di Pordenone Marzio Marigo, interamente dedicato allo stop, imposto dal Consiglio di Stato, alla costruzione dell’elettrodotto Udine-Redipuglia. Nel trascurare una nostra nota sullo stesso, spinoso, argomento (che alleghiamo qui di seguito), il direttore Cerno, ha preferito dare spazio a chi critica duramente l’interramento dell’elettrodotto e definisce i gruppi consiliari che caldeggiano questa soluzione “analfabeti tecnologici”».

«Perfetto, una valutazione come un’altra si dirà. Peccato che nel programma elettorale della Serracchiani ancora oggi troviamo questa promessa: “Intendiamo dettare i criteri per interventi infrastrutturali importanti sulla rete elettrica, puntando sulle reti intelligenti (smart grid) e utilizzando corridoi e dorsali non impattanti, prevedendo l’interramento laddove necessario e possibile dismettendo le linee obsolete”».

«Tutto qui? Certo che no. Le “promesse” avevano riguardato anche dell’elettrodotto Somplago-Würmlach. “La realizzazione dell’elettrodotto Somplago-Würmlach, se ritenuta economicamente vantaggiosa, deve avvenire – si legge nel programma della Serracchiani – secondo un tracciato interrato, meno impattante dal punto di vista paesaggistico e quindi meno dannoso”».

«Forse è utile ricordare al direttore Cerno che, sulla base di quello stesso programma, non solo è stata eletta la presidente Serracchiani ma anche la consigliera Sara Vito, successivamente nominata assessore regionale all’Ambiente ed energia. E definire un assessore “analfabeta tecnologico” non è il massimo! Forse il Messaggero veneto e il suo direttore stanno chiedendo le dimissioni dell’assessore Vito?».

 

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comunicato del  26/07/2015


Rimaniamo basiti dalla lettura delle dichiarazioni del “giorno dopo” la Sentenza del Consiglio di Stato riguardante l’elettrodotto Udine Ovest – Redipuglia.

Ci saremmo aspettati una lettura della sentenza e un commento di quanto in essa affermato e invece è ripartita la solita cantilena, i soliti ricatti occupazionali e i soliti attacchi a chi difende il territorio e i suoi cittadini.

Ci saremmo aspettati l’esultanza dell’assessore al Paesaggio Mariagrazia Santoro che si appresta a incontrare cittadini e istituzioni per il 7° workshop finalizzato alla realizzazione del Piano Paesaggistico Regionale, considerato che il Consiglio di Stato accusa di fatto il Ministero per i beni e le attività culturali di aver “illegittimamente subordinato il perseguimento dell’interesse pubblico primario (alla tutela paesaggistica) affidato alla sua cura alla realizzabilità comunque dell’opera, quasi che l’an del progetto non potesse essere nemmeno posto in discussione” ma non si limita a questo. Infatti, ricorda che “alla funzione della tutela del paesaggio è estranea ogni forma di attenuazione della tutela paesaggistica determinata dal bilanciamento o dalla comparazione con altri interessi, ancorché pubblici, che di volta in volta possono venire in considerazione”. Parole dure, un richiamo forte ai doveri chi amministra ed è chiamato a tutelare il nostro territorio. Invece, da quando si è insediata questa Giunta sono state poche le occasioni in cui questa Tutela sia stata anteposta agli interessi “ancorché pubblici”, dice la sentenza, ma spesso privati, aggiungiamo noi.

Questo elettrodotto fa parte di progetti pensati oltre dieci anni fa, quando la situazione era totalmente diversa. Sentiamo parlare di rischi di black out, ma evidentemente qualcuno, assessore Vito in testa, si è già dimenticato dei dati snocciolati pochissimi mesi fa dalla Regione stessa che parlavano di un calo di consumi energetici, dovuti sia alla crisi industriale, ma anche e soprattutto all’efficientamento energetico. Basti ricordare che negli ultimi anni in Regione c’è stato “un calo del 4,3% (da 10.030,4 GWh a 9.603,1 GWh)” e che i consumi industriali hanno subito un crollo del 14,1% dal 2007 a oggi e la cosa interessante è che “il trend di lungo periodo vede una progressiva riduzione della quota di consumi industriali” (fonte http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/GEN/statistica/SCHEDA9/allegati/Report_energia_dicembre_2014.pdf).

Inoltre, se è vero che interrare l’elettrodotto comporterebbe tanti pericoli per la stabilità della rete e tanti ritardi per eventuali riparazioni, perché proprio la Ziu e l’Abs potranno usufruire di una linea interrata di 6km tra la Stazione di Santa Maria e la Zona Industriale Udinese, così come da noi denunciato questo autunno (http://www.movimento5stellefvg.it/elettrodotto-udine-redipuglia-la-polemica-non-si-placa/), senza che nessuno peraltro desse peso alle nostre constatazioni? Oppure, perché la stessa proponente interra elettrodotti da 380kv in Italia e solo in Friuli non può (a detta sua) farlo?

Infine, sarebbe ora che Terna facesse trasparenza anche sui costi di quest’opera e sui risparmi per i cittadini da sempre sbandierati ai quattro venti con totale spensieratezza. Oggi la società lamenta di aver già speso il 70% dei 100 milioni previsti per la realizzazione dell’opera. I conti, come spesso avviene in Italia con le Grandi Opere, non tornano. Da un precedente comunicato infatti si leggeva come “l’investimento complessivo stimato da Terna con la soluzione aerea è di 35 milioni di euro per la linea, ai quali si aggiungono 25 milioni di euro per la nuova stazione elettrica a 380 kV a Pavia di Udine e altri 40 milioni di euro per l’abbattimento dei 100 km di linee esistenti, per un totale di 100 milioni di euro”. Ammesso e non concesso che i lavori per la nuova stazione elettrica di Udine Sud siano terminati (e quindi che 25 milioni siano stati effettivamente spesi), non avendo iniziato lo smaltimento dei tralicci (e quindi non avendo speso 40 milioni di euro) e avendo solo messo i piloni e non ancora i cavi elettrici con tanto di elicotteri, come ha fatto Terna a spendere già 45 milioni di euro? Abbiamo letto più volte che il costo di un elettrodotto interrato sarebbe esorbitante, ma qualcuno ha mai chiesto ai cittadini se un’opera, che di fatto con i soli risparmi “annunciati” si ripagherebbe da sola in pochi anni, sarebbe sostenibile o meno?

Come MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre ritenuto che se di elettrodotto nuovo si deve parlare, si deve considerare solo l’interramento di un’opera che come dice il suo stesso nome potrebbe affiancare tranquillamente la nostra autostrada che congiunge proprio Redipuglia a Udine con un tragitto di soli 3 km in più. Come dimostra un video della stessa Terna per la presentazione di un elettrodotto interrato che verrà interamente realizzato in Piemonte è possibile far passare i fili anche sulle infrastrutture delle autostrade, senza dove impiantare piloni negli alvei dei fiumi o far passare fili sopra la testa degli automobilisti o a pochi metri dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari. (https://www.youtube.com/watch?v=A2mGSx25K0k).

 

 

 

 

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