ELETTRODOTTO UDINE OVEST-REDIPUGLIA: COMPENSAZIONI AMBIENTALI PER I COMUNI TROPPO BASSE

Abbiamo presentato un esposto alla Corte dei conti. Il costo dell’opera è aumentato, mentre le compensazioni sono rimaste quelle del 2013. Serracchiani vuole difendere gli interessi di Terna o quelli del territorio?

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Recentemente, nel corso dell’audizione dei vertici di Terna spa in IV Commissione, è emersa una novità importante. Secondo il direttore di Terna Conti la realizzazione dell’elettrodotto avrebbe subito un notevole incremento dei costi. Per ottemperare, infatti, alle prescrizioni richieste dal Ministero dell’Ambiente con il Decreto di compatibilità ambientale del 2011, poi annullato dal Consiglio di Stato, l’azienda avrebbe già speso 86 dei 106 milioni di euro previsti, cosa che però non risultava nella sezione dedicata del sito dell’azienda “Cantieri aperti trasparenti” dove a dicembre 2015 venivano riportati appalti per soli 50 milioni di euro.

Ciò che i dirigenti di Terna non hanno saputo spiegare in Consiglio regionale è perché a questo aumento dei costi non sia corrisposto l’aumento delle previste compensazioni ambientali per i comuni. Come noto, lo scorso 16 dicembre l’esecutivo regionale aveva approvato lo schema di convenzione quadro e poche ore più tardi il MoVimento 5 Stelle aveva già depositato un ordine del giorno per chiedere alla giunta Serracchiani di revocare questo atto, ma l’ordine del giorno non venne accolto dalla Giunta e venne anche bocciato dal Consiglio Regionale.

Per il Movimento 5 Stelle risultava già strano che l’importo per i comuni fosse lo stesso della precedente convenzione quadro firmata nel 2013 da Serracchiani con Terna che prevedeva sempre compensazioni per 3,9 milioni di euro, quando, nel frattempo, c’era stato il cambio di parere del Ministero dei beni culturali diventato negativo nel 2016, atteso che l’impatto dell’opera veniva giudicato difficilmente mitigabile. Ma ora i conti proprio non tornano più. Nel 2013 Terna e la Serracchiani, infatti, avevano annunciato che le compensazioni ammontavano al 6% del costo complessivo dell’opera (65 milioni di euro).

Per queste ragioni, mantenendo la stessa percentuale ed essendo aumentato il costo dell’opera le compensazioni avrebbero dovuto essere almeno 6,3 milioni di euro e non di 3,9 milioni di euro come stabilito nella recente delibera di dicembre. Si tratterebbe di un danno enorme per le amministrazioni coinvolte che da anni devono fronteggiare un costante calo dei trasferimenti economici con cui dover far quadrare i bilanci.

Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di superficialità della giunta Serracchiani che continua a firmare atti con aziende nazionali che finiscono per danneggiare e sfavorire il Friuli Venezia Giulia.

Con un esposto abbiamo portato la vicenda all’attenzione della Corte dei conti per capire se i comuni coinvolti abbiano subito un danno economico (danno erariale), sia quelli che si sono detti contrari, non volendo accettare le compensazioni e ricorrendo al Tar, sia quelli favorevoli che hanno già stipulato le convenzioni, ma sulla base dei vecchi importi!

Ovviamente tutto questo nulla toglie alla battaglia che portiamo avanti da quattro anni per l’abbattimento dei piloni. In fondo, anche se la magistratura dovesse decidere che l’opera debba alla fine essere interrata, ai comuni spetterebbero comunque le compensazioni ambientali, ma queste andrebbero calcolate sulla base dell’importo dell’opera e nell’esclusivo interesse dei cittadini, non certo di Terna spa.