Costi della politica, nuova denuncia del MoVimento 5 Stelle

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«Da quando siamo eletti in Regione abbiamo intensificato la nostra azione di controllo e nelle ultime ore ci siamo imbattuti in una cosa tanto curiosa quanto vergognosa. Alcuni amministratori pubblici, che già percepiscono una pensione, hanno chiesto alla Regione di potersi aumentare l’indennità di assessore con un aggravio di costi per i comuni anche del 50 per cento». La denuncia è contenuta in una interrogazione a risposta immediata che la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle Eleonora Frattolin depositerà lunedì.

«Troviamo scandaloso che in questo momento di generale difficoltà qualcuno, sfruttando dei cavilli normativi, cerchi di aumentarsi lo stipendio da amministratore pur percependo già una pensione – sottolinea Frattolin -. I comuni di Pordenone e Porcia, per esempio, hanno aumentato l’indennità dei propri amministratori in pensione rispettivamente del 50% e del 35% dopo aver ottenuto il parere favorevole da parte della Direzione centrale Funzione pubblica e autonomie della Regione».

«A questo punto ci chiediamo se, prima di dare un parere del genere, qualcuno abbia valutato l’eventuale ripercussione sui conti pubblici, oggi che i costi andrebbero tagliati e non certo aumentati – attacca la portavoce M5S -. Per questo siamo convinti sia quanto mai opportuno modificare questo parere della direzione centrale, considerando il pensionato come un dipendente togliendo ogni dubbio alle interpretazioni normative. L’indennità non deve essere aumentata – conclude Frattolin -, visto che, essendo in quiescenza, non rinuncia ad alcun reddito».

8 Commenti

  1. Basta aprire il giornale tutte le mattine per vedere che le istituzioni che leggiferano sono quelle che ci costano di più infatti hanno il potere di inserire nei vari decreti i loro interessi personali.
    Regione, Comuni con le ordinanze e varianti hai piani regolatori comunali.
    Però si continua a dire che bisogna eliminare le provincie non lo sò ma mi embra di vivere in un paese di matti.

    • Da questa informazione si evince come siamo lontani dall’attuazione del reddito di cittadinanza.Se si continua ad arricchire chi ha già una decorosa pensione,sarà difficile trovare gli “euri” neccessari per chi non ha nemmeno un lavoro…..

  2. Certamente gridare allo scandalo è la prima reazione umana ed è giusto che sia così. Ma dopo il primo momento, dovremmo forse tutti chiederci con che “coscienza” le persone (mi riferisco principalmente a coloro che i soldi li prendono)agiscono in codeste modalità! Questo al di là dei contesti socioeconomici in cui si vive. Personalmente mi chiedo da sempre cosa possa spingere l’individuo a certi egoismi.Nel nostro paese l’amministratore pubblico amministra prima di tutto il proprio interesse… Non voglio essere: amministrato, rappresentato nè tanto meno condividere nulla con persone simili; mi auguro solamente che TUTTI i nostri siano diversi. Il M5S è l’ultima spiaggia…

  3. La Deliberazione della Giunta regionale F.V.G. 14 gennaio 2003, n. 58 che disciplina le indennità degli aministratori locali (http://autonomielocal…­) prevede che:

    ‘ Le indennità di funzione previste ai punti 2, 3, 4, 5, 6, 7, 13 -1° alinea -, 14, 15 e 16 sono aumentate del 35 per cento per gli Amministratori che svolgano attività lavorativa non dipendente, ovvero che, quali lavoratori dipendenti, siano stati collocati in aspettativa non retribuita ai sensi dell’articolo 81 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché di specifiche disposizioni legislative attinenti il Presidente del Consiglio comunale o provinciale. Gli aumenti di indennità previsti al presente punto si applicano ai Sindaci dei Comuni capoluogo di Provincia e ai Presidenti di Provincia nella misura del 25 per cento. L’aumento è previsto nella misura del 50 per cento per le indennità di funzione dei Vice Sindaci e degli Assessori dei Comuni capoluogo di Provincia e dei Vice Presidenti ed Assessori provinciali’

    Praticamente l’interpretazione tendenziosa e furba di questi geni della spending review, che si sono assicurati di fatto la pensione integrativa a spese dei contribuenti (alla facciaccia della crisi), ha fatto rientrare la categoria del ‘pensionato’ nelle seguenti tipologie previste dalla deliberazione (notare per Pordenone l’aumento dell’indennità è del 50% in quanto capoluogo):

    – non essere dipendente (il pensionato non è dipendente, anche se di fatto lo è dell’INPS);

    – essere dipendente in aspettativa non retribuita (il pensionato è in quiescenza retribuita, non può essere neache lontanamente comparato a questa categoria).

    La ratio della legge vuole che l’aumento percentuale dell’indennità compensi il mancato guadagno del:

    – lavoratore autonomo-libero professionista (quindi lavoratore non dipendente) che, svolgendo il proprio mandato amministrativo, toglie tempo (alias guadagni) dalla propria attività lavorativa;

    – del lavoratore dipendente che ha ottenuto un’aspettativa non retribuita per svolgere il mandato elettorale (e che quindi non riceve altro introito che quello che gli deriva dal mandato).

    Il lavoratore dipendente invece avendo diritto a permessi retribuiti per lo svolgimento del mandato amministrativo (che a sua volta lo Stato rimborsa al datore di lavoro), non ha bisogno di introiti compensativi (indennità).

    Ora QUALCUNO deve spiegare a tutti i cittadini della regione FVG qual è il mancato compenso che deriva all’assessore pensionato dall’essersi assentato dal suo pensionamento. Sarà forse la paghetta per la baby sitter del nipotino, che non ha più potuto seguire nel tempo libero? O forse il mancato guadagno che gli deriverebbe dalla vincita conseguente ad una giocata a carte con i compagni del centro sociale per anziani?

    A me sembrano anche queste pensioni d’oro: andare in pensione fa lievitare il portafoglio dei soliti noti (http://messaggerovene…­)

    A voi la parola…..Francy

  4. Il Comune di Pordenone (Pordenone: http://www.comune.por…­) e il Comune di Porcia (albopretorio.regione.fvg.it/download/doc?idAtto=1099172&idAllegato=main&par4=093032­) hanno deciso che la maggiorazione dell’indennità di carica prevista per gli assessori comunali che non sono lavoratori dipendenti sia attribuita anche all’amministratore non lavoratore dipendente in pensione, facendo leva su di una interpretazione letterale (chiaramente di comodo) di una infelice frase contenuta nella deliberazione della Giunta Regionale 24 giugno 2011 n. 1193.
    La disposizione regionale, forse volutamente indefinita, recita testualmente: “Per gli amministratori, ad eccezione dei lavoratori dipendenti non collocati in aspettativa, le indennità di funzione (omissis) sono aumentate in base alle seguenti percentuali (omissis)”.
    Chi ha la responsabilità di aiutare gli amministratori nella corretta applicazione delle leggi non può non conoscere l’art. 12 delle preleggi del nostro codice civile, il quale dispone che: “nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore”.
    Ora, limitandoci per il momento ad una interpretazione letterale della frase in questione, non si può non vedere che la normativa distingue due categorie di amministratori: da una parte ci sono quelli che dall’esercizio delle funzioni pubbliche non subiscono un danno economico (cioè i lavoratori dipendente che continuano a percepire il proprio stipendio pur svolgendo l’incarico di amministratore) e dall’altro tutti gli altri. Quindi la normativa discrimina gli amministratori sulla base della perdita economica derivante dall’incarico pubblico e attribuisce a chi subisce un danno economico una maggiorazione forfettaria dell’indennità.
    Questo concetto è correttamente e giustamente ripreso nella deliberazione del Comune di Porcia quando si cita il seguente stralcio del parere espresso in merito dal competente funzionario regionale:
    “ai fini dell’aumento delle indennità, deve trattarsi di lavoratori in piena attività per i quali l’allontanarsi dal lavoro comporta anche sacrifici economici”;
    “l’aumento dell’indennità di funzione rappresenta un indennizzo per un lucro cessante, dovuto agli impegni pubblici dell’amministratore locale”;
    “il sistema consente la maggiorazione quale misura equa che garantisce a chiunque di svolgere con pari dignità il “lavoro amministrativo”, tutte le volte in cui si può ipotizzare una perdita di reddito per effetto dell’attività prestata nella direzione dell’ente territoriale”;
    “l’applicazione della maggiorazione richiede, l’effettività di due condizioni: a) il concreto esercizio di attività lavorativa, quale requisito minimo per poter fruire del beneficio; b) la perdita economica connessa alla medesima”;

    Ma il prosieguo del provvedimento lascia quanto meno perplessi in quanto la conclusione disattende i concetti appena sopra descritti.

    Infatti, si dice di volere interpellare la Sezione di Controllo della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia (scelta avallata anche dal Collegio dei Revisori , ma poi non se ne fa niente sulla base di un successivo parere di un ufficio regionale e della conseguente e pretestuosa motivazione che farebbe arrossire il più scarso studente di giurisprudenza:

    “Ritenendo invece, dopo ulteriori valutazioni, che l’attuale assetto normativo, consenta all’Ente di assumere le dovute iniziative senza interpello della Magistratura contabile, in quanto la già citata Delibera di Giunta Regionale n 1193 del 24.06.2011, rappresenta un nuovo testo deliberativo completo, finalizzato a conseguire un miglior coordinamento della materia che ha subito nel tempo numerose modifiche ed integrazioni”.

    Chi ha escogitato le citate “ulteriori valutazioni” in contrapposizione alla “logica ragionevolezza degli approfonditi rilievi del Funzionario, sopra citata?

    Forse qualcuno, forse più autorevole perché “a favore”, avrà fatto presente che l’attuale assetto normativo (cioè la mancanza di qualsiasi procedura di controllo esterno) consente all’Ente di assumere le dovute iniziative” senza eccessivi rischi e, quindi, basta che chi ha il potere di farlo lo decida che tutto si può deliberare.

    Ritornando all’art. 12 delle preleggi, sopra citato, esso impone all’interprete di non fermarsi al solo significato proprio delle parole adoperate dal legislatore ma di indagare e applicare la legge secondo la finalità sociale o economica che il legislatore ha voluto perseguire. In altre parole, all’interprete è fatto obbligo di applicare la norma secondo la cosiddetta “ratio legis”.

    Ancora più inconsistente, o forse sarebbe meglio dire “inesistente”, è la motivazione espressa nel provvedimento del Comune di Pordenone che sembra essere la seguente:

    “Richiamato il parere della Regione Autonoma FVG – Direzione Centrale Relazioni Internazionali, comunitarie e Autonomie Locali prot. n. 19850 del 31.12.2008 in base al quale l’aumento delle indennità previste dal punto 18) della deliberazione della giunta regionale n. 58/2003, come modificata dalla deliberazione della giunta regionale 1087/2005, spetta agli amministratori che svolgano attività lavorativa non dipendente ovvero, che quali lavoratori dipendenti, siano stati collocati in aspettativa non retribuita. Quindi la maggiorazione, che per il nostro Comune è calcolata nella misura del 50%, spetta anche a pensionati o lavoratori che svolgono collaborazioni coordinate e continuative;”

    Si citano gli “amministratori che svolgono attività lavorativa non dipendente” ovvero “lavoratori dipendenti collocati in aspettativa non retribuita” e poi si afferma tranquillamente “Quindi la maggiorazione spetta anche a pensionati”. La motivazione è tutta in quel “Quindi”. O forse mi sfugge qualcosa?

    Un’ultima osservazione: l’estensione della maggiorazione non crea forse una disparità di trattamento tra l’amministratore lavoratore autonomo che subisce un danno economico per l’incarico pubblico e l’amministratore pensionato che non ha alcuna decurtazione della sua pensione?

    Paolo del Vecchio

    • Grazie sig. Del Vecchio, la sua analisi è completa e corretta. E ha colto pienamente il fulcro della questione ovvero la mancanza di consequenzialita’ tra premesse e conclusioni sia in parte nella delibera comunale che soprattutto nel parere regionale.
      Noi riteniamo che non sia corretto equiparare l’amministratore pensionato all’amministratore lavoratore autonomo o dipendente in aspettativa non retribuita.
      Mercoledì in Consiglio regionale chiederemo che venga modificato il parere della direzione.

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