ALTISSIME CONCENTRAZIONI DI E. COLI E PRESENZA DI BIOTOSSINE PSP

Perché non sono state rese pubbliche dai comuni le ordinanze delle aziende sanitarie che vietano la raccolta e la commercializzazione dei molluschi nella Laguna e nell’intero Golfo di Trieste?

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Non sono state adeguatamente rese note ai cittadini attraverso albi pretori o siti on-line istituzionali alcune ordinanze emesse dalle aziende sanitarie che impongono – in via cautelativa e temporanea – la sospensione della raccolta, della commercializzazione e dell’immissione al consumo dei molluschi bivalvi vivi estratti dalle acque della Laguna di Marano e Grado e di tutte le zone di produzione del Golfo di Trieste. A questi atti non è stata data alcuna rilevanza mediatica anche laddove ad essere interessate sono zone di “libera raccolta” o zone vicine alle nostre spiagge. Eppure le stesse aziende sanitarie sottolineano spesso che una mancata pubblicità di questi atti potrebbe esser pregiudizievole per la salute umana. Le aziende sanitarie inviano queste ordinanze ai comuni ma spesso manca il passaggio successivo: informare i cittadini! Perché accade questo?

Il motivo che ci ha portato ad approfondire questa questione è l’aver constatato che nelle zone occidentali della Laguna e della spiaggia di Lignano Sabbiadoro (il cui depuratore è stato raggiunto da tre verbali di accertamento emessi da Arpa Fvg per lo sforamento di limiti di legge proprio per quanto riguarda l’escherichia coli) negli ultimi due anni sono stati rinvenuti molluschi che manifestano un livello di escherichia coli anche triplo (790 MPN/100g contro i 230) rispetto a quanto consentito dalla legge.

Queste ordinanze, di cui è difficile trovare traccia su internet, non riguardano solamente la presenza di altissime concentrazioni di escherichia coli nelle nostre acque. Leggendo le carte abbiamo constatato che questi atti si riferiscono anche alla presenza di Psp (Paralytic shellfish poisoning). Come precisa il Centro Ricerche Marine e della Regione Emilia Romagna “la Psp è una delle sindromi più studiate e conosciute per le gravi conseguenze che produce nei consumatori di prodotti ittici, in modo particolare di molluschi bivalvi che accumulano le tossine prodotte dalle microalghe assunte con l’alimentazione. Le microalghe responsabili della produzione di tossine di tipo Psp appartengono quasi esclusivamente al taxon delle Dinoficee. I sintomi dell’avvelenamento sono di natura neurologica, nei casi più gravi insorge paralisi respiratoria con conseguente morte”. Inoltre la stessa Arpa Fvg ricorda che queste biotossine “sono composti termostabili, pertanto la cottura dei molluschi non elimina la loro tossicità e non è sufficiente a evitare i sintomi da intossicazione”.

A peggiorare il quadro è che la presenza di biotossine non è stata segnalata solo nella Laguna di Marano e Grado o di fronte alla spiaggia di Lignano. Il problema riguarda infatti tutte le zone di produzione dell’intero Golfo di Trieste. Con una ordinanza, della quale non è stata alcuna diffusione mediatica, dal 18 settembre 2017 “sono sospese temporaneamente e cautelativamente la raccolta, la commercializzazione, la trasformazione, la conservazione e l’immissione al consumo dei molluschi bivalvi vivi estratti dalle acque di tutte le zone di produzione del Golfo di Trieste”, visti i riscontri analitici trasmessi dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Ordinanza che, non essendo stato pubblicato un eventuale atto di revoca nell’albo pretorio dei Comuni interessati presumiamo sia tuttora in vigore.

Di fonte a questa mancanza di trasparenza, chiediamo semplicemente che queste ordinanze e le relative revoche emesse dalle aziende sanitarie, pagate con i soldi dei contribuenti ed emesse a loro tutela, siano immediatamente pubblicate in una sezione speciale del sito della Regione Fvg, nell’albo pretorio di ogni comune interessato e sui siti delle aziende sanitarie. E soprattutto chiediamo che vengano rese pubbliche le indagini commissionate dalle aziende sanitarie per scoprire le possibili fonti di questi sforamenti. Tutte attività già previste, per cui è inutile tenerle relegate in albi che raramente vengono visitati.