“BUONA” SCUOLA: DISAGI SENZA FINE PROVOCATI DALLA RIFORMA RENZIANA

È passato un mese dal suono della prima campanella quando tutti gli studenti del Friuli Venezia Giulia sono tornati sui banche di scuola, pensando di trovare gli effetti positivi tanto decantati della cosiddetta “Buona scuola”, la riforma voluta ostinatamente dal governo Renzi e sottoscritta dal ministro Giannini. In realtà ancora oggi gli istituti scolastici versano in una situazione a dir poco incredibile: mancano molti docenti e molti già nominati, in alcuni casi addirittura di ruolo, si sono visti “revocare” la sede assegnata poiché i posti ufficialmente ancora non ci sono.

Inoltre le graduatorie non sono state ancora esaurite. Per questo motivo moltissimi insegnanti saranno nominati utilizzando altre fasce, come nel caso della seconda fascia di istituto dove gli stessi docenti che non hanno superato il concorso saranno chiamati a coprire quelle cattedre che, in caso contrario, rimarrebbero scoperte.

E poi c’è la storia del concorso voluto in tutta fretta, una storia iniziata a maggio e che non si è ancora conclusa. Il governo Renzi aveva promesso, infatti, che l’intero iter sarebbe terminato entro metà settembre. I fatti sono diversi. Molte graduatorie dei vincitori di concorso, infatti, non sono ancora pronte e pertanto tutto slitterà al prossimo anno scolastico. E ancora c’è il caso veramente incredibile degli insegnanti della primaria i quali ad oggi non conoscono neppure i risultati delle prove scritte effettuate a maggio. E pensare che dovranno sostenere poi anche una prova orale!

È vero che alcune classi di concorso sono state raggruppate coinvolgendo più regioni e la “colpa”, pertanto, non può certo ricadere sull’Ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia. Ufficio che, a dire il vero ha cercato di rispettare i tempi imposti dal Ministero effettuando le nomine fino a notte inoltrata cercando di impattare il meno possibile sull’attività dei singoli istituti.

Purtroppo il governo Renzi non ha voluto ascoltare né le proposte del MoVimento 5 Stelle, né quelle degli oltre 50 mila docenti scesi in piazza a Roma, né le parti sociali. Abbiamo a che fare con un governo testardo e impreparato. E non è finita qui. L’esecutivo nazionale non ha considerato, infatti, l’ulteriore caos e le sicure lungaggini del prossimo anno quando scatterà il rinnovo delle graduatorie di terza fascia di istituto. Sono migliaia i docenti precari che ogni anno, pur essendo privi dell’abilitazione, vengono utilizzati per le supplenze.

Insomma, disagi senza fine, con gli uffici e il personal Ata, soggetto peraltro a continui tagli, costretto a impazzire durante l’estate e in molti casi a sacrificare le ferie per non far ricadere sulle famiglie i danni causati da una pseudo riforma che il governo ha avuto il coraggio di chiamare “Buona scuola”.