AMIANTO NEL FIUME: INACCETTABILE L’IMMOBILISMO DELLA GIUNTA SERRACCHIANI

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L’amianto abbandonato nel greto del fiume Cellina a partire dagli anni 70 del secolo scorso è una vergogna intollerabile per tutto il Friuli Venezia Giulia. Chiediamo alla giunta Serracchiani di attivarsi per procedere alla bonifica integrale del sito. Vanno subito rifinanziati quantomeno gli interventi della Protezione civile per ultimare la bonifica parziale già avviata e interrotta nel 2014. L’esecutivo regionale, che a parole dice di tutelare l’ambiente e il territorio, deve mettere queste azioni in cima alle sue priorità.

Nonostante la situazione sia conosciuta da decenni dalle istituzioni, finora non è cambiato praticamente niente e l’amianto, abbandonato abusivamente in passato da una ditta locale che faceva guarnizioni di testate di motori e più recentemente da privati e da altre aziende, rimane ancora nel letto del fiume. Vedere questo spettacolo con i propri occhi è però un’esperienza sconvolgente. Stiamo parlando di centinaia di cumuli di amianto, alcuni coperti da teli – che in parte negli anni si sono rotti -, altri coperti da ghiaia e altri ancora con evidenti fuoriuscite di materiale fortemente inquinante. Si può vedere anche dell’amianto, in un primo tempo sepolto nel terreno, che ora è riemerso in superficie, tanto da essere stato trasportato fino a Vivaro in occasione di alcuni recenti fenomeni alluvionali. Amianto che quasi sicuramente è finito persino nelle falde acquifere.

Questa situazione riguarda entrambe le sponde del Cellina e una zona che in parte ricade all’interno del sito di interesse comunitario istituito nel 2013. Ci chiediamo come sia possibile far convivere un SIC e una Zona Speciale di Conservazione dell’habitat e della biodiversità con quella che probabilmente è la più grande discarica abusiva di amianto della regione!

Bisogna ricordare che nel 2007 c’è stata un’ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri che imponeva alla Regione di intervenire per la messa in sicurezza, dato che il responsabile di questa situazione, individuato dalle indagini giudiziarie, nel frattempo era deceduto. Bene, a parte l’asportazione di qualche cumulo e l’avvio di una parziale – molto parziale – bonifica, che è stata interrotta nel 2014, non è stato fatto altro. Certamente non si è provveduto a verificare le condizioni dei teli che ricoprono l’amianto. Noi comprendiamo che la soluzione non sia facile e che i costi di bonifica stimati siano molto elevati, tanto che si parla di più di 20 milioni di euro. Rimane però scandaloso l’immobilismo di chi ha governato la Regione in tutti questi anni.

Siamo di fronte a una vera emergenza ambientale che incide sulla salute dei cittadini. E la mancanza di risorse economiche non deve essere una scusa, vista la facilità con la quale milioni di euro vengono spesi per opere inutili, soprattutto strade che non portano alcun beneficio ai cittadini ma distruggono il nostro territorio. Agiremo a tutti i livelli affinché si intervenga in maniera tempestiva per risolvere questa incredibile emergenza ambientale.

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